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Roma, 16 nov – Un tempo gli eroi erano chiamati a salvare la patria combattendo,  scontrandosi a volto scoperto con il nemico. Nel 2020, l’anno della pandemia, il Paese si salva rimanendo chiusi in casa «come procioni», possibilmente spatasciati sul divano, ingozzandosi di cibo spazzatura e guardando Netflix. Eroe è chi rimane immobile a fissare il soffitto, in attesa della prossima consegna Amazon. E’ questo il significato dello spot che il governo tedesco sta diffondendo in queste ore per spronare la popolazione a rimanere in casa e contribuire ad «appiattire la curva».



L’intervista

Il video si apre con un’intervista fittizia rivolta ad un anziano. L’anno è indefinito, potrebbe collocarsi tra 50 o 60 anni nel futuro. Musica enfatica, luci soffuse, l’uomo ricorda il suo passato come se stesse ricordando un tempo di guerra. E infatti, l’effetto è quello di un documentario in cui sembrerebbe parlare un reduce di qualche conflitto bellico avvenuto nel secolo scorso. Rieccheggiano parole come destino, eroismo, coraggio, fronte, armi, combattere. Ma il contesto non è certo quello a cui siamo abituati: «Improvvisamente il destino del nostro Paese era nelle nostre mani. Abbiamo raccolto tutto il nostro coraggio e fatto ciò che ci si aspettava da noi: niente», racconta l’anziano.

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Così si diventa eroi

«L’unica cosa giusta era non fare niente. Assolutamente niente, pigri come procioni, giorno e notte restavamo a casa e combattevamo la diffusione del coronavirus», prosegue. «Il divano era il nostro fronte e la pazienza la nostra arma», mentre scorrono le immagini di un giovane occhialuto, annichilito da giorni di serie tv in maratone streaming, avvelenato da bevande gassate e cibo-immondizia consegnato da catene di food delivery, senza neanche la forza di sollevarsi dal divano dove è stravaccato. «Quello era il nostro destino. È cosi che siamo diventati eroi», conclude il vecchietto. Tempi nuovi richiedono eroi nuovi e sacrifici nuovi. Un tempo si chiedeva la vita, adesso basta fare a meno della propria esistenza.

A proposito: la chiosa «migliore» l’ha data La Stampa, chiaramente entusiasta per l’iniziativa: «Una trovata geniale che fa capire come basti poco per sconfiggere il coronavirus». Davvero poco: è sufficiente rinunciare a vivere, e l’eroismo si misura nel numero di maratone su Netflix.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. La cosa inquietante è che tra 50 o 60 anni dopo, a giudicare dall’assenza di altri esseri umani intorno all’eroe, sembra che non sia cambiato niente!

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