duterte mitraManila, 31 ago – “Tutti voi, spacciatori e trafficanti, voi figli di puttana, vi ucciderò tutti“. Non andava per il sottile Rodrigo “The Punisher” Duterte, quando appena dopo essere stato eletto presidente delle Filippine ha dichiarato aperte le ostilità contro i narcotrafficanti e i corrotti del suo paese. Poteva sembrare un annuncio estemporaneo, ma i numeri parlano chiaro: sono circa 2000 i morti in quasi due mesi di campagna, praticamente una guerra civile che vede Duterte, insieme alla polizia, combattere strada per strada, quartiere per quartiere. Il presidente ha assicurato alle forze dell’ordine una quasi impunità nello svolgimento delle operazioni: “Se per fare il vostro lavoro dovrete uccidere mille persone, io vi proteggerò”.



Il risultato? Una strage di trafficanti, a tutti i livelli: dagli spacciatori di strada a capi delle organizzazioni malavitose dedite al commercio delle sostanze stupefacenti. La mattanza in corso nelle Filippine non risparmia nessuno, facendo schizzare alle stelle la popolarità di Duterte. E convincendo molti ad uscire dal giro: sarebbero quasi un milione i tossicodipendenti e i pusher consegnatisi spontaneamente alla polizia per evitare di finire fra le statistiche che si aggiornano al ritmo di 30/40 morti al giorno.

Una strategia, quella adottata dall’uomo forte di Manila, non solo rivolta verso l’esterno, ma anche verso l’interno. Insieme al fuoco delle pistole e delle mitragliatrici, infatti, il presidente sta conducendo una strenua – e forse più difficile – battaglia contro la dilagante corruzione. Promettendo premi in denaro per chi denuncia e circostanzia episodi di mazzette, tangenti, rivendita di droga sequestrata e altro, è già riuscito a mettere alla berlina diverse centinaia di agenti. E Duterte sta già puntando, con la mira a parlamentari, giudici e altri funzionari venduti, anche ai vertici dello Stato.

Nicola Mattei

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

Commenta