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oblRoma, 7 ott – Il Pentagono sarebbe il regista dietro molti dei ‘video del terrore’ di Al Qaeda diffusi fra il 2006 e il 2011. A rivelarlo è Martin Wells, ex impiegato della casa produttrice inglese Bell Pottinger, incaricata dagli americani di compiere l’operazione. Si sarebbe trattato di un vero colossal hollywoodiano, costato 540 milioni di dollari e girato nella base americana di Camp Victory in Iraq, a cui hanno partecipato anche 300 persone contemporaneamente: dipendenti della Bell Pottinger, in parte britannici e in parte iracheni.

La casa di produzione inglese è sbarcata in Iraq subito dopo l’invasione degli americani, per essere utilizzata da subito per realizzare propaganda politica esplicita che incoraggiasse elezioni democratiche. Il compito della Bell Pottinger è diventato poi meno trasparente, virando sulla produzione di video contraffatti imputati ad Al Qaeda.
C’erano infatti tre tipi di materiale che venivano prodotti in segreto nella base militare di Camp Victory: articoli e video cosiddetti “bianchi”, di cui era dichiarata la paternità; video “grigi”, che venivano diffusi come provenienti da fonte anonima; infine video cosiddetti “neri”, ovvero a firma falsa. La Bell li produceva con immagini di bassa qualità e nello stile dei media arabi, in modo da renderli indistinguibili da filmati originali: erano questi i video attribuiti falsamente ad Al Qaeda.

L’intento ufficiale di questi falsi video sarebbe stato quello di esche. Infatti venivano copiati su cd che i militari americani abbandonavano nelle case irachene che andavano a perquisire. I cd, portando all’interno un codice di tracciabilità, permettevano al Pentagono di sapere dove venivano guardati e di seguirli nei vari passaggi di mano.
A prescindere dagli scopi dichiarati, la notizia ha riaperto il dibattito sul rapporto fra propaganda e informazione. I finti video girati dagli americani venivano poi captati infatti anche dai media occidentali, andando a manipolare – se non a creare del tutto – la nostra percezione del fenomeno Al Qaeda. La stagione dei ‘video del terrore’ infatti ha rappresentato un marchio del primo decennio del nuovo secolo, necessariamente condizionando la visione occidentale rispetto al mondo arabo. Oggi non è più possibile dire cosa fosse vero e cosa falso, quale fosse l’effettivo potere – che attraverso quei filmati appariva terribile e capillare – degli jihadisti. Sicuramente il potere mediatico era forte, ma se dietro la macchina da presa c’era Hollywood, non poteva essere altrimenti. L’interrogativo oggi si sposta sull’Isis, la nuova forza mediatica nel mondo jihadista. Anche loro, come Al Qaeda, prima finanziati dagli americani e poi – più o meno – combattuti.

“Il cinema è l’arma più forte” diceva Mussolini, ma nessuno come gli americani ha capito come utilizzarlo. Attraverso il cinema hanno infatti determinato la nostra visione, la nostra opinione, riscrivendo la storia a colpa di ciak. Così i nativi americani sono diventati l’orda contro cui gli eroici cowboy si schieravano; così la Seconda guerra mondiale è diventata la lotta del Bene contro il Male; così gli USA si sono raffigurati come potenza salvatrice del mondo contro tutte le minacce: russi, nazisti, calamità naturali, alieni e pure jihadisti. Peccato che Osama Bin Laden, o l’attore che lo interpretava, sia morto prima di ritirare il suo Oscar.

Ettore Maltempo

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