Roma, 16 mag — La rivista di moda Vogue ha minacciato di citare in giudizio un pub di 200 anni, situato in un piccolo villaggio della Cornovaglia e amatissimo dai suoi avventori,  causa del suo nome, Star Inn at Vogue. Il nome del locale, sostengono i legali della pubblicazione, potrebbe confondere i suoi lettori. Ora, non conosciamo con esattezza il numero di copie della rivista vendute a Vogue, Cornovaglia, ma dubitiamo fortemente che i residenti di un paesino incastonato nella selvaggia punta sud-occidentale della Gran Bretagna possano «confondersi».

Vogue vuole far causa ad un pub per omonimia

Ma così è: secondo quanto riferito dal Daily Mail, Conde Nast, l’editore di Vogue, ha inviato una lettera di «cessare e desistere» ai due gestori, Mark e Rachel Graham. La comunicazione è stata firmata da Sabine Vandenbroucke, nella quale faceva sapere la sua «grave preoccupazione» che il nome del villaggio potesse causare un pasticcio nel commercio globale dell’omonima Bibbia della moda. «La nostra azienda è proprietaria del marchio Vogue, non solo per la sua rivista di fama mondiale pubblicata per la prima volta nel novembre 1916, ma anche per altri beni e servizi offerti al pubblico dalla nostra azienda», scrive Vandenbroucke ai due increduli coniugi. «Siamo preoccupati che il nome che state usando possa causare problemi perché è probabile che venga dedotto un collegamento tra la tua attività e la nostra».

Il buon senso è morto

Il proprietario del pub, il signor Graham, 60 anni, stentava a crederci. «Sembra che il buon senso sia passato in secondo piano. Quando ho aperto la lettera, ho pensato che qualche burlone del villaggio mi stesse prendendo in giro», ha spiegato. «Sicuramente queste persone non possono essere serie. Al giorno d’oggi, potrebbero preoccuparsi di andare su Google e verificare che Vogue è un villaggio della Cornovaglia ed è qui da centinaia di anni». Nella missiva veniva infine chiesto di fornire ulteriori informazioni sul tipo di attività commerciale del pub Star Inn Vogue e su qualsiasi immagine utilizzata. Poi la chiosa, decisamente minacciosa: «Per favore, rispondete entro sette giorni o prenderemo provvedimenti».

La risposta del gestore

Mark ha risposto eccome, scrivendo una lunga lettera e allegando una selezione di foto dei pub e dei nomi delle strade nella zona, tutti recanti il nome Vogue. «Se da un lato ho trovato interessante la vostra lettera, dall’altro mi è sembrata esilarante. Presumo che la vostra rivista basi il suo nome sul termine del dizionario che definisce l’essere alla moda, che non è maiuscolo come usato nell’Oxford English Dictionary. Se un membro del vostro staff si fosse preso il tempo di indagare, avrebbe scoperto che la nostra azienda, lo Star Inn, si trova nel piccolo villaggio di Vogue, vicino a St Day, in Cornovaglia».

Continua Mark senza nascondere il sarcasmo: «Sì, è vero, Vogue è il nome del nostro villaggio, che esiste da centinaia di anni e infatti è una parola della Cornovaglia, non inglese. Noto che la rivista esiste solo dal 1916 e presumo che all’epoca in cui avete scelto il nome Vogue nella versione maiuscola non avete certo chiesto il permesso ai paesani della vera Vogue. Presumo anche che Madonna non abbia chiesto il vostro permesso per usare la parola Vogue (di nuovo la versione in maiuscolo) per la sua canzone degli anni ’90 con lo stesso titolo», aggiunge. «Siete entrambi liberi di usare la versione senza maiuscolo senza il nostro permesso. In risposta alla tua domanda se cambieremmo il nostro nome, è un NO categorico».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Siccome pagano (il marchio), ritengono di poter speculare su tutto e tutti… E’ uno dei tanti risultati di questa società di mercanti accentratori all’ inverosimile, nemmeno capaci di fare più i commercianti. A cominciare dal sistema marchi e brevetti a dir poco duale, contraddittorio, anacronistico e spesso pure venduto.
    Saggio il rimando al vogue… pure minuscolo!

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