Tunisi, 7 giu – Il naufragio di domenica scorsa nel Mediterraneo al largo delle coste della Tunisia è costato il posto al ministro dell’Interno Lofti Brahem. Il primo ministro del governo di unità nazionale, Youssef Chahed, lo ha silurato ieri. Nessun commento ufficiale, nessuna spiegazione nel comunicato che annuncia il sollevamento dall’incarico di Brahem che verrà sostituito ad interim dal collega della giustizia Gazi Jribi.
Tutto lascia pensare, però, che Chaded, supportato dal partito islamista Ennadha, abbia voluto far fuori, politicamente parlando, il suo ministro degli Interni perché ritenuto incapace di fermare l’immigrazione illegale che dalla Tunisia parte alla volta delle coste italiane. A nulla sono serviti i licenziamenti dei vertici degli apparati di sicurezza che Brahem ha messo in atto poco prima del suo siluramento.
Il naufragio avvenuto nella notte tra il 3 e 4 giugno scorsi è stata la tragedia più grave in termini di morti che il Mediterraneo ha restituito nel 2018. Di 180 persone a bordo, 112 sono morte o disperse dopo il rovesciamento della barca al largo dell’isola di Kerkennah, 120 km da Lampedusa. All’indomani del naufragio in ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini aveva affermato che la Tunisia esporta galeotti. Una frase che ha suscitato le ire tunisine, tanto che il primo ministro Chahed, in segno di protesta, ha convocato ufficialmente l’ambasciatore italiano a riferire.
Poi però ha licenziato il suo ministro dell’Interno, che in qualche modo aveva dato ragione a Salvini dopo la visita nel governatorato di Sfax, città da cui è partita la barca naufragata. Lì Brahem ha dichiarato che i funzionari deputati a vigilare sull’immigrazione illegale verso l’Italia e il traffico di esseri umani avevano fallito nel loro dovere. Tramite una radio locale, poi, aveva annunciato un maggior dispiegamento delle forze di sicurezza sull’isola di Kerkennah, assicurando il proseguimento della lotta al fenomeno del traffico di esseri umani, spiegando che le traversate clandestine hanno pesanti conseguenze negative su tutta la società tunisina e che presto ci sarebbe stato un apposito consiglio dei ministri per affrontare la situazione.
Tutto inutile, è stato licenziato prima che potesse mettere in atto tutto ciò. E soprattutto prima che potesse incontrare lo stesso Salvini, che aveva auspicato un repentino incontro con Brahem per avviare una collaborazione con la Tunisia nella gestione del traffico dei migranti. Un incontro che nelle intenzioni del ministro dell’Interno italiano si sarebbe potuto svolgere già questo fine settimana.
Anna Pedri

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