brexit mayLondra, 8 giu – Il D-Day per Theresa May e Jeremy Corbyn è arrivato: il Regno Unito oggi è chiamato alle urne. Tra incertezze legate alla Brexit e timori legati agli attentati, dovrà decidere chi guiderà l’uscita dall’Europa. Verranno eletti, con sistema uninominale, i 650 rappresentanti alla Camera dei Comuni, uno per ciascun collegio di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. In base al partito che otterrà la maggioranza la Regina nominerà il primo ministro. La tornata elettorale è di quelle anticipate, decisa dalla premier Theresa May lo scorso aprile per arrivare a condurre i negoziati per la Brexit, che inizieranno il 19 giugno, con una solida maggioranza in Parlamento. Ce la farà?

Una vittoria massiccia per la May non è scontata, perché da aprile a oggi le cose nel Regno sono cambiate e i laburisti di Jeremy Corbyn hanno guadagnato terreno riducendo quel vantaggio di 20 punti che i sondaggi attribuivano ai tories di Theresa May. Se Theresa May vincesse solo di misura, potrebbe paventarsi la situazione di un parlamento appeso, senza una maggioranza chiara, che renderebbe difficile la formazione del governo, e ancora più duri i negoziati per la Brexit.

Oltre a laburisti e conservatori corrono per la poltrona di Downing Street c’è un’altra candidata da tenere d’occhio: Nicola Sturgeon, del Scottish National Party e attuale primo ministro della Scozia, che punta ad ottenere un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia e ad avere un posto al tavolo delle negoziazioni sulla Brexit. Per lei si prevede un 4,5% dei consensi.

E poi c’è il fattore Ukip, euroscettici e principali artefici della Brexit: negli ultimi tempi hanno perso moltissimi consensi, ma sarà curioso, a elezioni concluse vedere a chi daranno il loro sostegno. Probabilmente alla May. Anche se sarà da vedere come riusciranno a conciliare la loro posizione sull’immigrazione, che prevede per ogni immigrato che entra un altro deve uscire.

A giocare a favore nel recupero di Corbyn, oltre alla proposta di aumento del salario minimo a 10 sterline all’ora e alla difesa del servizio sanitario nazionale, sono state le polemiche sulla prevenzione degli attentati terroristici. Da quando la May ha annunciato le elezioni sono ben due gli attentati che hanno colpito il Regno unito: uno al concerto di Ariana Grande a Manchester e l’ultimo sabato notte sul London Bridge a Londra. Poco prima dell’annuncio elettorale c’era stato l’attentato a Westminster. Theresa May promette una lotta dura al terrorismo e si dice pronta a stracciare ogni carta sui diritti umani pur di difendere il suo Paese. Ma i tagli alla polizia da lei approvati quando era ministro dell’Interno, 20 mila licenziamenti, potrebbero essere un boomerang. E Corbyn l’ha definita anti-patriottica.

Ma si guarda anche all’incognita affluenza. Al voto si sono registrati in 47 milioni. La stragrande maggiorana degli elettori sotto i 24 anni vota Corbyn, e quest’anno si è registrato un record di iscritti in quella fascia di età alle liste elettorali. Ma è altrettanto vero che i giovani vivono, e quindi votano, in collegi dove già i laburisti ottengono i maggiori consensi. Quelli che un tempo erano la classe operaia, invece, dovrebbero votare per la May.

 

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