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Roma, 8 giu – Più passa il tempo, e più la storia del Blue Whale, il famigerato “ gioco di ruolo” che indurrebbe i giovani al suicidio, si rivela una bufala bella e buona. Il grande clamore in Italia su questo fenomeno nasce grazie a un servizio delle Iene mandato in onda lo scorso 14 maggio. Pezzi portanti dell’inchiesta erano i video degli adolescenti che si suicidavano e le testimonianze delle madri di due ragazze che si erano tolte la vita con il Blue Whale. Sempre più cose, tuttavia, sembrano non quadrare.



La pagina “Alici come prima” si è presa la briga di andare a ricercare i video dei suicidi mostrati dalle Iene e ha scoperto che sono tutti filmati presi da LiveLeak. Uno viene dalla Cina, e non dalla Russia, due mostrano dei suicidi avvenuti per questioni di droga e di amore, uno sarebbe addirittura un fake. Sarebbe inoltre falso che, come diceva la voce narrante di Matteo Viviani, a riprendere le scene siano stati altri adolescenti coinvolti nel “gioco”: mandando avanti i video originali, infatti, si vede che si trattava di passanti accorsi sul luogo dove stava per compiersi la tragedia. Selvaggia Lucarelli, sul Fatto Quotidiano, è andata a chiederne conto a Matteo Viviani stesso, che ha ammesso il tarocco: i video, dice, “me li ha girati una tv russa su una chiavetta e ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche, ma erano comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio, non spostavano di una virgola il succo della questione”. Parere, quest’ultimo, assai discutibile, dato che, televisivamente parlando, un conto è parlare di suicidi, un conto è mostrarli.

Anche sulle testimonianze delle mamme sono state sollevate perplessità: non è chiaro se i suicidi delle loro figlie c’entrino con il Blue Whale, né sembrerebbe confermato che la morte delle ragazze sia giunta come fulmine a ciel sereno (almeno una avrebbe tentato il suicidio almeno due volte in precedenza). Andando a scavare, emerge che tutta l’inchiesta è traballante. Tutto nasce da un articolo della discussa rivista sensazionalistica Novaya Gazeta a proposito di alcuni gruppi per adolescenti nati su Vk, il Facebook russo. Molti dei quali, tuttavia, non erano nati per indurre i ragazzi al suicidio, ma per l’esatto opposto.

Emerge anche la figura di Philipp Budeykin, arrestato lo scorso 18 novembre con l’accusa di aver incoraggiato 15 adolescenti al suicidio. L’uomo rilascia diverse dichiarazioni contraddittorie: all’inizio parla di uno scherzo, poi rilascia la famosa dichiarazione delirante sulla sua volontà di “pulire il mondo dei rifiuti organici”, poi ha detto di soffrire di un disturbo bipolare e che quello che fa è legato alla sua infanzia difficile. Alla fine, della quindicina di casi di suicidi collegati al suo cliente, solo uno è rimasto nell’inchiesta. L’11 maggio scorso, il ragazzo si è dichiarato colpevole di istigazione al suicidio. I giudici hanno inoltre esteso la sua detenzione fino al 28 agosto prossimo. Inquietante, ma un po’ poco per parlare di una piaga mondiale, con centinaia di casi accertati. In Italia, intanto, scatta la psicosi, ma di casi reali neanche l’ombra. Compreso il caso del ragazzino di Livorno di cui hanno parlato le Iene, il cui suicidio, secondo le forze dell’ordine, sarebbe da ricondurre a dinamiche familiari e non certo al Blue Whale. Insomma, alla fine la piaga che sta falcidiando i giovani era una tempesta in un bicchier d’acqua. O, meglio, una balena in un bicchier d’acqua.

Adriano Scianca



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2 Commenti

  1. E invece io ho trovato tanti video, cercando in russo, su YouTube di ragazzi che si sono suicidato, mentre si stavano facendo riprendere da altri ragazzi che erano lì al momento proprio del suicidio
    Altroché passanti

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