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La guida al voto postale sul referendum Brexit

Londra, 31 mag – Nonostante tutte le trovate governative e trasversali, ideate a vario titolo da conservatori, laburisti e liberali uniti dalla sottomissione alle élite finanziarie transnazionali che impongono il super-stato guidato dai non-eletti di Bruxelles, i sondaggi sul referendum del 23 giugno per la permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione europea rimangono pericolosamente (per loro) inchiodati su una sostanziale parità. Se i ricchi e i giovani optano per la casa (poco) comune europea, i meno abbienti e meno giovani scelgono infatti in maggioranza la Brexit. Eppure le leve della paura, economica e razziale, sono state usate senza risparmio.

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La scheda della guida al voto sulla Brexit tutt’altro che neutrale

Che fare allora? Il miracolo austriaco, dove un candidato presidente davvero improbabile ha potuto affermarsi di strettissima misura grazie alla palese truffa del voto per posta contro Norbert Hofer, candidato del partito sovranista Fpö e vero vincitore delle elezioni, ha provveduto a fornire un aiuto insperato. Per non lasciare niente al caso, e abbandonato ogni pudore, perfino la guida al voto postale puzza di truffa. Nella scheda relativa all’apposizione del voto, infatti, la punta della penna casualmente cade sulla casella “[Il Regno Unito dovrebbe] rimanere un membro dell’Unione europea”, inducendo chiaramente l’elettore a confermare quella scelta.

La cosa è talmente sfacciata da aver indotto Bernard Jenkin, presidente del comitato parlamentare che sovrintende alla conduzione del referendum e conservatore euroscettico, a sostenere che “qualsiasi messaggio subliminale prodotto da autorità che si assume siano neutrali è assolutamente proibito e dovrebbe essere segnalato alla commissione elettorale”. Molto british ma chiaro. In guardia allora, anche in Italia, perché la scelta della truffa elettorale a viso scoperto pare essere ovunque l’ultima risorsa, finora purtroppo vincente, dei nemici dell’Europa dei popoli.

Francesco Meneguzzo

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