Roma, 14 mar — Chi ha più potere sulle menti dei giovanissimi: una testata giornalistica di fama mondiale o i video di un influencer 19enne che raggiungono milioni di follower su Tik Tok? A Washington sanno già la risposta. Lo sanno ormai anche i sassi, la guerra dell’informazione si combatte sui social, prima che sui giornali: e l’invasione russa dell’Ucraina è destinata ad essere, dunque, il primo conflitto in cui verrà testata su larghissima scala la «potenza di fuoco» — per utilizzare un termine caro al nostro ex-premier — della piattaforma cinese amata dai teenager di tutto il globo ma non solo.

Washington recluta gli influencer di Tik Tok

Con l’escalation della crisi in Ucraina, da settimane milioni di persone si rivolgono a TikTok per ottenere informazioni in tempo reale. Sono stati propri i video caricati sul social a offrire alcuni dei primi scorci dell’invasione russa e da allora la piattaforma è diventata una delle principali fonti di informazioni — vere, presunte vere o fake news — a disposizione della popolazione mondiale. E del resto un’iniziativa del genere non è nuova: l’anno scorso l’amministrazione Biden aveva collaborato con dozzine delle migliori star di TikTok per spingere la popolazione a vaccinarsi. 

Accade quindi che giovedì scorso le 30 star di TikTok più influenti d’America sono state convocate su Zoom — dopo un’accurata selezione — nientemeno che dal personale del Consiglio di sicurezza nazionale e dall’addetto stampa della Casa Bianca Jen Psaki, onde ricevere informazioni-chiave sulla guerra in corso in Ucraina. Psaki e il suo staff hanno informato gli influencer sui principali obiettivi strategici degli Stati Uniti nella regione fornendo informazioni sulla distribuzione degli aiuti agli ucraini, sulla collaborazione con la Nato e su come gli Stati Uniti reagirebbero a un ipotetico attacco nucleare di Mosca. Tutti dati che, diligentemente, gli influencer elargiranno ai milioni di follower sparsi in tutto il mondo.

C’è pure un think tank per selezionare i migliori

Stando a quanto riferito dal Washington Post, per selezionare gli influencer più gettonati e disposti ad raccogliere la sfida dell’indottrinamento globale l’amministrazione Biden ha siglato un accordo di collaborazione con Gen Z For Change, un gruppo sorto allo scopo di individuare i migliori creatori di contenuti sulla piattaforma e metterli in contatto con la Casa Bianca. Kahlil Greene , 21 anni, 534.000 follower su TikTok, è uno degli «eletti». «La mia generazione cerca e ottiene tutte le informazioni su TikTok», ha spiegato candidamente. «Ha senso che l’amministrazione Biden coinvolga persone come me».

Alla riunione su Zoom di giovedì partecipava anche Matt Miller, consigliere speciale per le comunicazioni presso il Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Il Washington Post ha ottenuto una registrazione dell’incontro: «Riconosciamo che questa [Tik Tok, n.d.r.] rappresenta una strada di fondamentale importanza riguardo alla modalità con cui il pubblico americano sta scoprendo le ultime novità sul conflitto», ha affermato il direttore della strategia digitale della Casa Bianca, Rob Flaherty, rivolgendosi ai tiktoker, «quindi volevamo assicurarci che aveste le ultime informazioni da una fonte autorevole».

Le star di Tik Tok sull’attenti

I tiktoker coinvolti nel progetto sono ovviamente entusiasti. Come Jules Terpak, che sulla piattaforma cinese realizza saggi sulla cultura digitale. «Chi ha un pubblico può idealmente impostare la modalità con cui il pubblico deciderà di diffondere ciò che vede online». A poche ore dalla conclusione della riunione, gli influencer hanno iniziato a inviare messaggi ai loro milioni di follower. Come Ellie Zeiler, una star di TikTok di 18 anni con più di 10,5 milioni di follower.  «Sono qui per trasmettere le informazioni in modo più digeribile ai miei follower», ha detto. «Mi considero un corrispondente della Casa Bianca per la Generazione Z». Come solleticare l’ego di un’adolescente e influenzare a costo zero l’opinione di milioni di altri adolescenti a costo praticamente nullo. E noi stiamo ancora qui a scrivere articoli…

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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