Roma, 29 dic — Proprio una ragazzaccia, questa Whoopi Goldberg: a nemmeno un anno di distanza dal suo precedente exploit sull’Olocausto, che le costò la sospensione dalla trasmissione The View sull’Abc, l’attrice di Sister Act e Il colore viola ritorna sulla questione innescando altre roventi polemiche. Così come Kanye West, la star afroamericana ha deciso di sfidare la sorte andando nuovamente a scherzare con il fuoco.

Whoopi Goldberg scherza di nuovo con il fuoco

Intervistata dal Sunday Times a proposito di Till, il film che parla della storia vera di Mamie Till-Bradley, madre di un ragazzo afroamericano assassinato per motivi razziali, la Goldberg è ritornata sulle sue esternazioni di inizio anno, quando aveva dichiarato: «Diciamo la verità, l’Olocausto non è legato alla razza. Non lo è. Riguarda la disumanità dell’uomo verso l’uomo. Questi sono due gruppi di gente bianca».

La toppa peggiore del buco

Quello che sulla carta avrebbe dovuto essere un chiarimento, una spiegazione, si è invece rivelata un vero e proprio boomerang, la classica toppa che fa più danni del buco: «Ricordiamoci chi venne ucciso all’inizio. Non furono omicidi razziali, ma per motivi fisici. Uccidevano persone con problemi mentali. Lo facevano anche con i neri [prendere misure di naso e cranio, ndr.], ma questo non cambia il fatto che tu non eri in grado di riconoscere un ebreo per strada, non potevi individuarli. Intendevo questo, quando ne parlai», afferma Whoopi Goldberg, la quale in questo modo non ha fatto altro che ribadire in altra maniera il concetto fissato undici mesi fa, e cioè che «se arriva il Ku Klux Klan e sto insieme a un amico ebreo, io scappo. Lui invece può anche non farlo, perché è bianco e non possono sapere che è ebreo». La solita gara delle minoranze per stabilire chi è più oppresso.

Altro giro di scuse

Per Whoopi Goldberg si è dunque reso necessario l’ennesimo giro di scuse: «Non è stata mai mia intenzione apparire quella che voleva rilanciare un commento risultato offensivo, specialmente dopo aver parlato con rabbini e vecchi e nuovi amici», per poi aggiungere: «Credo che l’Olocausto sia stata una cosa basata sulla razza, e sono di nuovo molto dispiaciuta, così come ero sconvolta allora, di aver ferito e fatto infuriare la gente. Rinnovo le mie sincere scuse, specialmente a tutti coloro che possono aver pensato che volessi ribadire il concetto. In tempi in cui c’è un antisemitismo crescente voglio essere molto chiara e ribadire che io sono e sempre starò dalla parte del popolo ebraico».

Per qualcuno, però la misura è colma: parliamo ad esempio di Jonathan Greenblatt, direttore della anti-Defamation League, organizzazione non governativa ebraica contro le discriminazioni razziali, che ha chiesto metaforicamente all’Abc la testa l’attrice intimando di sospenderla dal programma di sua condizione. Stavolta per sempre.

Cristina Gauri

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