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“Yale discrimina bianchi e asiatici in favore dei neri”. L’università dei buonisti nel mirino di Trump

by Cristina Gauri
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Yale, 14 ago – Il Dipartimento di Giustizia Usa sferra un secondo attacco all’Università di Yale accusandola di violare la legge sui diritti civili, discriminando cioè le domande di ammissione degli studenti asiatici e bianchi a favore di quelli afroamericani. Secondo l’amministrazione Trump, il rettorato della prestigiosa università nell’ammettere i nuovi studenti userebbe la razza non come uno dei fattori, secondo quanto stabilito dalla Corte Suprema, ma come fattore predominante o determinante per la scelta dei candidati.

L’indagine

Ne sarebbero la riprova i risultati di un’indagine aperta due anni fa e diffusa dal Dipartimento di Giustizia «in risposta a una denuncia di gruppi asiatico-americani» sulla condotta dell’Università. «Yale discrimina sulla base della razza e dell’origine nazionale nel suo processo di ammissione per gli studenti universitari e che la razza e’ il fattore determinante in centinaia di decisioni di ammissione ogni anno», afferma un portavoce del Dipartimento in una nota. Secondo il rapporto, la maggior parte degli studenti asiatici e bianchi «ha solo tra un decimo e un quarto delle probabilità di essere ammessi» rispetto a «candidati afroamericani con credenziali accademiche simili».

L’Università dei buonisti per eccellenza

I risultati di questa indagine non stupiscono di certo, anche alla luce di alcune clamorose decisioni prese dal rettorato, come quella che eliminava tre corsi di arte, – uno dedicato all’antico Medio Oriente e all’Egitto, uno all’arte europea pre-rinascimentale e uno all’arte europea e americana dal Rinascimento ad oggi – perché «troppo bianchi» sostituendoli con altri corsi come Arti decorative globali. 

«E’ ora che le istituzioni americane riconoscano che tutte le persone dovrebbero essere trattate con decenza e rispetto e senza considerare illegalmente il colore della loro pelle», ha dichiarato Eric Dreiband, assistente procuratore generale della Divisione per i diritti civili. «Non esiste una forma piacevole di discriminazione razziale», puntualizzando che la suddivisione degli americani i fazioni etniche «incoraggia stereotipi, amarezza e divisione».

Ma Yale risponde picche

Il Dipartimento di Giustizia dichiara di aver scoperto che Yale ha violato il Titolo VI del Civil Rights Act del 1964, il cui rispetto è requisito fondamentale per intascarsi milioni di dollari in fondi pubblici. Ma Yale ha seccamente respinto le accuse al mittente precisando che le pratiche di ammissione non subiranno modifiche «sulla base di un’accusa frettolosa e priva di merito». Lo ha riportato il Washington Post. «Siamo sorpresi che il Doj (Dipartimento di Giustizia) abbia preso la sua decisione prima di consentire a Yale di fornire tutte le informazioni che il Dipartimento ha richiesto finora». 

Cristina Gauri

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2 comments

Werner 14 Agosto 2020 - 11:14

Bianchi e asiatici sono normalmente gli studenti più dotati. Se non fosse per le quote, la percentuale di studenti afro nelle università statunitensi sarebbe inferiore al 5%. Quindi come al solito, in pieno stile liberalprogressista, al diavolo la meritocrazia.

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Mirko Zanette 14 Agosto 2020 - 3:10

Una cosa nota da tempo, se ne parla già da anni. Finalmente qualcosa si muove.

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