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Bologna, 5 feb – Si discuteva già da qualche settimana sulla condotta che il presidente americano avrebbe dovuto tenere verso la dilaniante guerra civile in Yemen, un conflitto straziante iniziato sotto la presidenza Obama, quando Biden era vice presidente, e che da allora ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie dall’inizio del nuovo millennio. Se Biden e il Segretario di Stato Antony Blinken ne erano già convinti, ieri è arrivata la conferma: gli Stati Uniti d’America non venderanno più armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, non per la guerra in Yemen, almeno.
Un atto umanitario? Può darsi. Sta di fatto però che questo evento salva l’Arabia Saudita da un autentico Vietnam 2.0. La monarchia araba è infatti il principale attore straniero nel conflitto, essendo il capo della fallimentare coalizione internazionale.



Le origini del conflitto in Yemen

La guerra civile yemenita è un conflitto iniziato nel 2015 con la ribellione della fazione prevalentemente sciita degli Huthi al governo centrale. La motivazione principale è dovuta all’interferenza delle potenze regionali come l’Arabia Saudita e l’Iran. L’allineamento dell’ex presidente ‘Alì ‘Abd Allah Saleh a Riad, con in relativo abbandono dell’alleanza con la fazione Huthi, è di fatto ciò che li ha spinti a insorgere, a loro dire per difendere la componente sciita zaydita della nazione da casa Saud, invece ostinata nemica della loro corrente. Saleh verrà assassinato nel 2017, non prima delle sue dimissioni. Il suo successore ‘Abd Rabbih Mansur Hadi formerà un governo ad Aden, supportato dall’Arabia Saudita, contrapposto al movimento Huthi invece filo-iraniano.

Biden ha salvato l’Arabia Saudita

Lo sviluppo territoriale del conflitto è pressoché assente. Alle parti interessa relativamente la conquista territoriale. Si caratterizza infatti più come una guerra di logoramento che ha provocato una crisi umanitaria senza precedenti nel mondo arabo. Degrado, carestie ed epidemie, causate dall’embargo a marca saudita, sono all’ordine del giorno.
Gli Huthi, da parte loro, con attacchi mirati e tattiche di guerriglia riescono a sopperire alla disparità tecnologica causando alla coalizione internazionale perdite che oramai non possono più accettare. Una situazione che si può vedere in numerosi esempi nella storia, dall’Afghanistan al Vietnam, dove la tecnologia cede davanti alla guerra ibrida.

La fazione filo-iraniana, anche grazie al supporto del suo alleato regionale, sembra ora quindi poterla spuntare. Il ritiro di Biden dallo Yemen si caratterizza infatti come un autentico salvataggio in corner dell’Arabia Saudita. D’altronde il fronte stava già cedendo a ottobre 2020, con il ritiro degli Emirati Arabi Uniti. Ora le potenze del golfo hanno l’occasione di ritirarsi dal conflitto in nome dell’umanitarismo e della diplomazia, salvando così la faccia davanti a quella che si sarebbe rivelata una catastrofe militare ed economica. A beneficiarne però, potrebbe essere pure la potenza regionale iraniana, la quale potrà rafforzare la sua posizione nella Penisola Arabica.

Giacomo Morini

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