Bologna, 5 feb – Patriarcato, trema: da Bologna – da dove sennò – arriva Vagin, il gin concepito e creato per combattere gli stereotipi di genere. Siete preoccupati, vero? Effettivamente il nome incute timore: non c’è niente di più gustoso che sorseggiare un drink a base di gin e pensare all’organo sessuale femminile, magari proprio quello di una femminista bolognese. Delizioso.

Il gin Vagin contro gli stereotipi di genere

L’idea, fa sapere BolognaToday, arriva da una coppia di giovani creativi – a Bologna se non sei «creativo» non puoi entrare nemmeno nei supermercati, è il corrispettivo del patentino sanitario che qualcuno vorrebbe appiopparci – con la voglia di «rovesciare il mondo rigido e maschilista» dei bar. E per farlo i «creativi» hanno pensato di chiamare il gin «Vagin», secondo il paradigma, tanto caro alle femministe, per cui se si impone con ogni mezzo e riferimento l’immagine e il concetto di «vagina» in ogni ambito dell’esistenza altrui, si sta attivamente combattendo il patriarcato.

Al patriarcato non potrebbe fregare di meno

Ovviamente il patriarcato se ne frega di questa imposizione. Anzi, tale narrativa finisce per nauseare ulteriormente chi già prima aveva in odio il femminismo, è palese che non esiste al mondo maschilista che vedendo la marca Vagin sugli scaffali di un supermercato o apprendendo dell’esistenza del Museo della vagina ne rinasca sensibilizzato sulla tematica.

L’ambiente dei bar è “maschilista”

La donna del progetto è la 26enne Francesca Fiumara. Durante il primo lockdown ha perso il lavoro nella ristorazione e si è laureata via Skype in Semiotica all’Alma Mater. Lui invece è Tiziano Ballardini, 34 anni, un lavoro come commerciale in un’azienda locale. Entrambi ex baristi, concordano nel sostenere che quello dei bar sia un ambiente «rigido e maschilista». «Di qui la voglia di rovesciare un po’ quel mondo, entrando con ironia e divertimento, inneggiando alla libertà sessuale». A Bologna faranno certamente affari d’oro.

Che ideona creativa!

«Tutto è nato dal nome, dall’idea che stava a monte – racconta Ballardini – volevamo portare un prodotto che avesse personalità, che non seguisse la tendenza del gin serio e di nicchia con l’ingrediente raro». Anche la creatività è un ingrediente raro, a quanto pare. E quale migliore dimostrazione di personalità se non quella di utilizzare l’idea degli organi genitali per mettere in commercio il proprio prodotto? Non l’ha mai fatto nessuno. Il primo paragone che viene in mente è quello della pastasciutta a forma di cazzetti che si trova in certi negozi di articoli regalo goliardici.  «Abbiamo deciso di produrre qualcosa che avesse un concetto alle spalle e siamo partiti dal nome, che è appositamente trash per portare un po’ di simpatia in questi locali così “tirati”».

Il gin Vagin è entrato ufficialmente in commercio a fine dicembre. «La comunicazione nasce dall’idea di decostruire l’immagine del gin serioso, antico e londinese, legata anche alla figura maschile del barman hipster coi baffoni. Volevamo proporre qualcosa di avanguardistico e ironico, che spezzasse questa serietà ed elitarismo dei bar». Effettivamente le barzellette sulla fi*a non tramontano mai. Conoscendo gli italiani, peraltro, immaginiamo già la doverosa valanga di battute a sfondo «sessista» che fioccheranno durante la degustazione del gin Vagin. Roba da mandare al manicomio la Murgia. Forse non proprio l’obiettivo che i suoi creatori si erano prefissati.

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Io delle bolognesi sapevo solo che sono delle grandi zoccole. Brave a fare i pompini.. Del resto non mi interessò.. W il Duce.

  2. Grande! Era da quando avevo 15 anni che aspettavo questo drink! Non solo a Bologna ma nel mondo intero non aspettavano altro, se ne sentiva davvero la mancanza…
    Ma andate affffffff………………………..

  3. A parte che Vagin-Gin sembra il nome di un noto FARMACO ……. di cui sconsiglio l’ ingestione ….

    Sono vecchio ,ma NON così vecchio !!! talvolta però mi pare d’ essere stato portato da una macchina del tempo in un futuro Orwelliano …… tanto in pochi anni siamo finiti nel mondo
    degli IDIOTI !

    Difficile che IDIOTI simili ti permettano di non scadere nella volgarità , ma proviamo ….

    A 16 anni mio papà mi disse , se la Merlin non li avesse chiusi , oggi ti porterei al bordello ….
    ho frequentato locali che oggi NON avrebbero senso , certe casalinghe si vestono come quelle
    che …. pagavi per vederle !!!
    Abbiamo bevuto sciampagne nelle “scarpe” di qualche donna … rovini le scarpe e pure il vino ,
    ma usava , abbiamo bevuto (non il GIN !) dalla F…. , usava (usa ancora ? mi sa di no …)

    Di che CAZZO di modernità AVANGUARDISTA (si leggano l’ origine del vocabolo) blaterano
    sti due SCEMI ????

    Il GIN è “al sapore di F….” ???? No ??? Quindi ????

    Finisce che ragazzi e ragazze della mia generazione ,cresciuti in un mondo PURITANO dove non potevi dire “le parolacce” ….. eravamo più TRASGRESSIVI di sti due DEFICIENTI !!!!
    E non credo manco che abbiano subito la censura …. nella loro regione i censori sono TROPPO OCCUPATI a cercare immagini FASCISTE sulle bottiglie …..

    eppoi ….. CHI beve SOLO Gin ????? Si usa come ingrediente p.es del Negroni .di solito Bombaiy … o peggio .

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