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New York, 31 gen – Lo sapevate che chi pratica yoga contribuisce a rafforzare un «sistema di potere, privilegio e oppressione»? No, non è uno scherzo, ma la brillante idea di Shreena Gandhi, accademica statunitense attiva presso il Dipartimento di Studi religiosi dell’Università del Michigan, che ha messo tali baggianate nere su bianco con il concorso di Lillie Wolff, la quale si definisce un’«organizzatrice, facilitatrice e guaritrice bianca, ebrea e antirazzista» (qualunque cosa voglia dire).
Le due passionarie rincarano la dose: «Gli americani che fanno yoga offrono il destro alla supremazia bianca e promuovono il “complesso industriale dello yoga”». Inoltre, i ricchi bianchi dovrebbero abbassare i prezzi per le lezioni di yoga in modo da permettere di praticarlo anche ai poveri, ossia un gruppo di persone composto spesso da afro-americani e «cittadini di recente immigrazione come le donne indiane a cui questa pratica appartiene legittimamente».
Il tutto viene infatti giustificato con il pretesto dell’«appropriazione culturale» (uno dei cavalli di battaglia della nuova sociologia pseudo-scientifica e diritto-umanista). Tale dottrina postula che l’adozione di simboli o pratiche propri di una cultura da parte dei membri di una cultura dominante (che, gira che ti rigira, è sempre quella bianca) sarebbe irrispettosa e rappresenterebbe una forma di oppressione. Insomma, va bene la società globale, va bene il meticciato, va bene la contaminazione degli stili di vita, ma non toccateci lo yoga, sporchi bianchi oppressori! Di fatti, questa appropriazione indebita, per le due, altro non sarebbe che «una parte del razzismo sistemico».
Se siete riusciti finora a trattenere le risate, la Gandhi e la Wollf vi hanno riservato il piatto forte alla fine: «Soprattutto durante questo periodo, in cui il volto del capitalismo – la supremazia bianca, il ciseteropatriarcato [termine cacofonico e politicamente corretto per indicare il presunto potere del maschio bianco eterosessuale, ndr] e la xenofobia – è stato smascherato, è imperativo che tutti, specialmente coloro che hanno accesso a pratiche spirituali come lo yoga, pongano domande difficili a noi stessi e agli altri». In altre parole, «dobbiamo chiederci in che modo siamo complici di un sistema che danneggia le persone di colore, le persone queer e trans, i poveri, le persone con disabilità e gli immigrati?». Di certo non con lo yoga, verrebbe da dire, quanto piuttosto con teorie strampalate che vorrebbero essere à la page, ma che in realtà alimentano unicamente il vittimismo universale dei presunti reietti di questo pianeta.
Vittoria Fiore



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4 Commenti

  1. …una cosa è certa: far lo yoga è tanto radical- chic..( non ne capiscono un cazz, ma fa tanto, tanto chic )

  2. Tipica scimmiottatura americana, cosa vuoi che ne capiscano di dottrine Tradizionali e pratiche religiose. Basta andare in palestra il mercoledì sera per lo yoga del benessere che permetterà ad ognuno di rinvigorire il proprio corpo ed essere alternativi allo stesso tempo! due piccioni con una fava!

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