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Roma, 12 nov – È bastato analizzare i circa 1.200 account Twitter dei cosiddetti #facciamorete per comprendere cosa sia una vera botnet, ovvero una rete composta da profili fasulli (sockpuppet) semi-automatizzati, allo scopo di generare propaganda vicina ad una certa parte politica. Così è stato facile risalire anche alla fazione di riferimento, analizzando i TagClouds, ovvero le parole di maggiore interesse dei facciamorete: antifascista, antirazzista, europeista.

Chi c’è dietro il misterioso Marco Skino?

Il creatore di questa rete, attivata nel dicembre 2018 e chiaramente riconducibile ideologicamente alla sinistra, è l’anonimo Marco Skino, che sembrerebbe, anche per l’assonanza, essere ascrivibile ad Alex Orlowski, ovvero lo stesso sedicente esperto di social network e titolare dell’agenzia “Water on Mars” contattato dal programma di Rai3, Report, che ha congetturato una rete di profili troll a supporto dell’account Twitter della sottoscritta e di Giorgia Meloni.

Come riporta il sito ufficiale di Orlowski: “Siamo una Digital Agency dinamica.
Creiamo strategie digitali e ci occupiamo di Social Media Intelligence per il Marketing Politico, Micro-targeting & Big-data, Social Media Monitoring & Listening, Video Virali, Sentiment analysis
”. Peccato che Alex Orlowski non sia riuscito a rendere “virali” i profili social di “Water on Mars”.

Gli account anomali

Come strumento di analisi degli account #facciamorete (1.200 profili circa che contengono l’hashtag nel nome account e nella biografia) si è utilizzato Audiense, un tool professionale usato anche dalle società che si occupano di big data. Sono stati esaminati 300 account, un campione superiore a quello statistico, partendo da quelli più attivi su Twitter.

Lo studio ha determinato che il 55% degli account sono stati dormienti (inutilizzati) fino al dicembre 2018 quando è partita l’operatività dei #facciamorete, mentre il 33% sono stati creati nel 2018 o nei primi mesi del 2019. Solo il 12% degli account ha un trend di follower/following che possiamo definire regolare.

Inoltre, come si può notare perfettamente dal grafico, la maggioranza degli account #facciamorete sono stati creati nel 2012 e nel 2018. Questo risultato, unito a quello degli scarsi account credibili (12%), fortifica l’ipotesi che la rete di Marco Skino non abbia i requisiti che possa farla ritenere spontanea.

Dei 1.200 account #facciamorete, il 60% ha una foto profilo generica, ovvero non riconducibile ad una persona reale (paesaggio, fumetto, avatar, etc), caratteristica propria di una botnet.

Lo strano coinvolgimento di Laura Boldrini

Un’altra specificità che potrebbe accreditare i #facciamorete come una vera e propria rete semiautomatizzata: ben 980 account, anche quelli meno credibili come reali (con foto profilo generica, dormienti fino al dicembre 2018 o creati in quel periodo, e con un seguito al di sotto dei 1.000 follower) sono seguiti (following) da Laura Boldrini, che segue solo 12.800 profili rispetto ai suoi 919.000 follower. Questo è l’unico caso di personaggio politico così coinvolto attivamente e strettamente all’interno della rete creata da Marco Skino.

Un’altra peculariarità: gli account #facciamorete sono seguiti da persone che hanno un numero elevato di follower e trend anomali dei follower/following stessi. Tra questi gli italiani Francesco Costanzo (ballerino), Michele Di Salvo (blogger, editorialista ed esperto di strategia della comunicazione) e Paolo Bruschi (vicedirettore generale a capo delle risorse umane di Poste Italiane). Questo dato rafforza i risultati precedenti: perché un ballerino, un esperto di strategia politica, un dirigente di Poste Italiane e una delle donne politicamente più conosciute, dovrebbero seguire un piccolo gruppo di account, prettamente anonimi e con pochi follower (quindi nemmeno utili ai fini di viralizzazione dei post) e che principalmente si retwittano tra loro?

Una rete telecomandata vicina alla sinistra?

Dai dati raccolti con uno strumento di analisi professionale disponibile a tutti (non con un tool secretato dal sedicente sviluppatore Alex Orlowski e da Giorgio Mottola di Report, non svelando la tipologia di indagine), si può affermare che #facciamorete sia una sorta di rete telecomandata e vicina alla sinistra italiana.

Quello che invece non si può documentare, solo con l’analisi dei dati, è chi sia il gestore di questa rete. Certamente incuriosisce il fatto che più di 500 account siano seguiti da Alex Orlowski (anch’esso con un trend non regolate di follower/following), e che lo stesso Orlowski abbia supposto complottisticamente che la sottoscritta e Giorgia Meloni siano affette da un nuovo tipo di virus sovranista: i terrificanti “account anomali”.

A differenza della trasmissione di Rai 3, prodotta grazie al canone pagato anche dagli elettori di destra, lasciamo al lettore le doverose conclusioni.

Francesca Totolo

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