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«L’agenda la detta il virus», cioè il Covid. È questa la frase emblematica di un intero periodo storico: il nostro. Queste parole sono state pronunciate da Andrea Crisanti, uno dei tanti virologi di servizio che hanno intasato le trasmissioni televisive. Sono parole che riassumono lo spirito del tempo e tradiscono un processo che è sì in atto da decenni, ma che nell’ultimo anno e mezzo ha subìto una brusca accelerazione: la spoliticizzazione di tutto l’esistente. Chi decide come dobbiamo combattere il virus? Ovvio: il virus stesso. E chi lo dice? Altrettanto ovvio: la scienza. Discussione chiusa e archiviata.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2021

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Vietato discutere

Se ci pensate bene, è lo stesso principio con cui è stata affossata la Grecia o ci sono stati imposti Monti, l’austerità e Draghi. Anche lì tutto è stato sottratto al dibattito politico: lo dice l’economia, ce lo chiedono i mercati, largo ai tecnici, fate presto. Eppure, l’economia non è una disciplina sciamanica: è una scienza umana, e quindi segue i medesimi criteri di qualsiasi altra scienza. E pertanto è – sissignori – un argomento politico. Lo stesso vale per la medicina e la virologia che – contrariamente a quanto si crede – non sono scienza esatte. Fosse stato così, fior fiori di virologi non avrebbero preso topiche memorabili, come quando Burioni e la Gismondo, a febbraio 2020, ci ripetevano che il Covid-19 fosse una banale influenza. E invece non lo era affatto.

Il Covid ha davvero un’agenda?

Anche per quanto riguarda le misure da mettere in campo per affrontare il virus, non c’è alcuna ricetta scritta nel sacro libro della natura: c’è chi ha chiuso tutto per mesi (affossando la propria economia) e chi ha tenuto tutto aperto (peraltro patendo meno decessi degli altri, vedi la Svezia). Di conseguenza, quando Crisanti ci dice che «l’agenda ce la detta il virus», cioè il Covid, sta evidentemente dicendo uno sproposito. E il sottotesto è chiaro: a voi comuni mortali non è concesso discutere, ma solo obbedire. Punto e fine della storia.

Virologi o sciamani?

Naturalmente, che in televisione si vedano sempre e solo le solite quattro facce da schiaffi non è un caso. Vi sono numerosi medici, biologi, virologi e infettivologi che non sono affatto entusiasti del vaccino anti-Covid (di questo vaccino) e sono contrari sia alle chiusure sia al certificato verde. Solo che, appunto, non vengono chiamati in causa se non quando si tratta di fenomeni da baraccone da offrire in pasto alla plaudente folla «vaccinista». L’obiettivo di questa strategia è evidente: far passare l’idea che tutti i luminari della scienza sarebbero a favore del vaccino (di questo vaccino), delle chiusure, del green pass e di tutto quello che propone – anzi impone – il governo di turno. E anche se le loro previsioni allarmistiche vengono smentite, poco importa. Si passa subito alla nuova profezia, e tutto ricomincia daccapo. D’altra parte, questi personaggi non hanno mai fatto nulla per nascondere la loro volontà di spoliticizzare, e quindi azzerare il dibattito. Prendiamo per esempio…

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