Trento, 6 giugno – Contrordine compagni! Ancora una volta la sinistra compie un mea culpa su quanto professato in precedenza dai suoi strateghi: oggi è il caso dell’ex premier Massimo D’Alema, attualmente presidente della Fondazione Italiani Europei, che ospite al Festival dell’Economia di Trento ha dichiarato: “La classe dirigente del mondo occidentale degli anni Novanta, di cui anch’io facevo parte, è colpevole di una gigantesca svista“.
All’incontro titolato: Dove stanno andando economia e politica mondiale, rischio guerra fredda e ruolo dell’Europa, D’Alema ha svelato dunque al pubblico l’errore delle sinistre nel pensare che “con la fine della guerra fredda e il crollo del comunismo ci sarebbe stato un nuovo ordine mondiale basato sulla globalizzazione capitalistica e sull’espansione del suo modello culturale e politico”.

D’Alema fa dietrofront

Intervistato direttamente da Fabio Tamburini, direttore sia del Sole 24 Ore che della kermesse trentina, il vecchio volpone socialista si è detto preoccupato per un ritorno – o continuo – della guerra fredda tra Oriente e Occidente. “La globalizzazione aveva un deficit di politica, vuoto che è stato riempito col ritorno brutale dell’Ottocento e del Novecento”, ha dichiarato D’Alema accennando all’attuale guerra in Ucraina e correggendo il tiro precedente in un “nuovo ordine bipolare”. Un ordine globale nel quale gli Stati Uniti avrebbero sempre maggior influenza sull’Europa e la Cina, che di fatto controlla l’intero mondo asiatico, stringe sempre più la sua morsa sfruttando soprattutto, per ciò che è a noi più vicino, le risorse della Russia.

La terza via 

Incredibilmente affine poi coi nemici politici di sempre, il D’Alema ex presidente del Copasir e ministro degli esteri con il governo Prodi, insiste poi sull’esigenza di formare una terza via che rafforzi l’identità europea. La “terza posizione” auspicata dall’ex leader del PDS sarebbe infatti quella di risollevare l’Europa rendendola forte indipendentemente dalle logiche americane. “Il continente europeo è legato al destino della Russia, che è un destino di declino” ha precisato D’Alema, spiegando che “la Russia sarà progressivamente assorbita dall’orbita cinese. La Cina sta già mettendo le mani sulle risorse russe”.

Un negoziato tra Usa e Cina

L’ideologo della sinistra ha analizzato poi la situazione occidentale nella quale gli Usa, di contro, grazie alla guerra in Ucraina stanno già rafforzando la propria presa sull’Europa, mentre noi importeremo gas liquefatto dagli Stati Uniti. Proprio come da mesi avvertono anche le firme più politicamente scorrette della cosiddetta destra radicale. Non definendosi contrario all’invio di armi in Ucraina, l’ex premier rosso sottolinea che soltanto un negoziato tra Washington e Pechino potrà porre fine alla guerra ucraina: “Ne USA ne Cina hanno interesse a fare finire questo conflitto”. Uscendo dai grandi blocchi, pur criticando la Russia per l’invasione ucraina, Massimo D’Alema guarda infine ai piccoli di questa situazione; come le repubbliche ex-sovietiche e alle loro minoranze, ad oggi tutelate da Mosca come nel caso degli armeni del Nagorno Karabakh, e, perplesso, spende quindi due parole anche per l’Italia domandandosi “chi governa che piano ha?”.

In sorprendente sintesi anche con la nostra redazione, D’Alema vede quindi nell’Europa la chiave di volta del conflitto: “Deve essere il Vecchio continente a dare alla Russia le garanzie che certamente non può dare il presidente ucraino Zelensky”. Una vecchia terza posizione propria di un’area ideologica non certo di sinistra e che, anzi, probabilmente una certa destra dovrebbe riscoprire come ha incredibilmente fatto D’Alema.
Forse l’uomo che guidò la sinistra negli anni Novanta oggi è rinsavito. Forse ha compreso l’imperdonabile errore di esaltare l’auspicato villaggio globale, senza confini, del meticciato economico e culturale della globalizzazione. Forse i suoi rapporti nel Copasir con i servizi segreti hanno suggerito prospettive ad oggi sconosciute al popolino. O forse, anche il compagno D’Alema, legge il Primato Nazionale cogliendo in esso spunti di riflessione sempre all’avanguardia.

Andrea Bonazza

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