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Milano, 15 gen – Aveva chiuso l’anno attaccando a testa bassa Salvini e la Lega (“Ci portano alla rovina”) e innescando una rissa istituzionale con la Regione Lombardia. Ha aperto il 2020 con manie di protagonismo ancora più accese. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, tra valutazioni su un’ipotizzata statua per Zlatan Ibrahimovic in città e la vexata quaestio di una via da dedicare o meno a Bettino Craxi, ha voluto ribadire le proprie velleità politiche nazionali dispensando analisi e pareri sul futuro del Pd e della sua amata sinistra. Arricchendo il tutto con escursioni emiliano-romagnole in vista delle elezioni regionali, naturalmente insultando la candidata sovranista alla presidenza con parole che a parti invertite avrebbero suscitato accuse di sessismo, misoginia e violenza verbale: “Bisogna votare Stefano Bonaccini perché è più bravo – ha dichiarato Sala. Lucia Borgonzoni, per dirla alla milanese, non sa neanche da che parte è girata. Lasciamola a Roma con le sue sciocche t-shirt, è vergognoso che la destra possa essere rappresentata da una persona che è andata alla Camera con quella maglietta”. Il riferimento è al capo con la scritta “Parlateci di Bibbiano”. Non sia mai.

Sala e le velleità da leader della sinistra

Il sindaco più amato dai salotti radical chic (mediatici e non) però si è scatenato anche nel dibattito – ah, quanto gli piace il dibattito! – interno alla sua area politica, soprattutto per quanto riguarda un Pd ringalluzzito dall’impressione di sembrare più intelligente degli alleati grillini ed eccitato per il successo di quello che potremmo chiamare “effetto ittico”, cioè il boom costruito delle Sardine. L’occasione più ghiotta per rilanciare i toni da aspirante leader Sala l’ha trovata dopo l’intervista-colloquio del segretario dem, Nicola Zingaretti, con gli amici di Repubblica, in cui il fratello di Montalbano prefigurava lo scioglimento del partito e la creazione di un “nuovo” soggetto di sinistra aperto a movimenti e creature care alla cultura globalista.

Nel corso di un evento organizzato dal Pd milanese, presente in prima fila lo stesso Zingaretti, il sindaco manager si è spinto ad invocare qualcosa che onestamente sembra fuori dalla loro portata:Dobbiamo essere in condizione di produrre un piano strategico per l’Italia serio, che non nasce a tavolino, ma deve essere fatto bene da gente preparata e che lasci una traccia”. Sulle Sardine ha sollevato qualche dubbio, quasi dei timori di reciproco flop: “Non credo che sia molto saggio chiedergli di avere un ruolo nella futura sinistra relegandoli a un ruolo minoritario. E’ il momento del coraggio – ha aggiunto – perché così noi potremmo accontentarci di essere un partito del 20%, ma credo che sia accontentarsi troppo”. “Il punto è vincere e riconquistare un ruolo che permetta di togliere il Paese dalla situazione in cui si trova – ha concluso -. Il tema di vincere c’è”.

Sempre amici delle banche

Non c’è che dire, il lessico del primo cittadino di Milano è un vero spasso, come il suo candore nel rivendicare quello che qualcuno si ostina ancora a dipingere come un abusato stereotipo: “L’attualità ci fa dire che noi dobbiamo parlare con tutti. Con le banche e con il sistema finanziario si parla e non ci si vergogna di parlare”. Cioè: banche, nessuna vergogna, “parlare”. Hai voglia a cambiare nome al Pd se il resto è così sfacciatamente immutabile. Però, intanto, si può sempre “ripartire da…”.   

Fabio Pasini

3 Commenti

  1. G.Sala è un parto di donna Letizia Moratti (Ubi Banca), Milano “vive” ancora solo grazie al nome… Che altro dire, anche loro sanno copiare male, idee nessuna, differenziazione nessuna, cinismo tanto… Figure senza futuro e gloria. E oggi son buono perché da milanese per decenni, non ho manco più la forza di piangere… Era mille volte meglio Albertini…, anche in mutande!! Detto da me…

  2. Ha una faccia da FARABUTTO che puo’ solo essere definita: ICONICA! Nel suo (farabuttesco) genere! La FACCIA di un CEFFO secondo il quale le “amicizie” devono “RENDERE”! Gentucola alla stregua del Mattia SARDONI sono, per CEFFI come SALA, come, chesso’, un cacciavite. Uno STRUMENTO che, una volta USATO, va riposto in un cassetto. O, in “moderni” tempi” di consumismo, va USATO & GETTATO. È il NUOVO che avanza!