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simone-manetteRoma, 1 ott – Il sistema giudiziario italiano è penoso. E con i fatti di giovedì ne abbiamo avuto la conferma. In via del Colosseo, infatti, sono stati arrestate 16 militanti di CasaPound Italia, 12 a piede libero e 4 in stato di fermo, rei di aver difeso due famiglie italiane da uno sgombero ingiustificato. Oltre agli abusi di potere perpetrati da parte delle forze dell’ordine nei confronti di militanti e occupanti, oltre ai capi d’accusa ingiustificati e infondati di danneggiamento, resistenza aggravata a pubblico ufficiale e violazione dei sigilli resta da chiedersi per quale motivo, 4 dei 10 arrestati, di cui 3 addirittura incensurati, si trovino fino a stamatina reclusi.

Ebbene sì, perché insieme al leader di CasaPound Italia Simone Di Stefano, si trovano in stato di fermo anche altri tre ragazzi ventenni, incensurati. Tutto ciò ha dell’incredibile, dato che in Italia la custodia cautelare in carcere, utilizzata come misura cautelare per redimere la pericolosità sociale del reo – e non si capisce di quale pericolosità sociale si parli, dal momento che i ragazzi non hanno opposto alcuna resistenza ne hanno danneggiato alcun immobile – si scontra con il principio di adeguatezza, secondo cui tale misura deve essere utilizzata solo come extrema ratio, cioè solo qualora le altre risultino inadeguate, altresì motivando la ragione per cui si ritengano inadeguate misure cautelari meno afflittive, e il principio di proporzionalità, secondo cui la misura utilizzata deve essere proporzionata al fatto e alla sanzione che sia o si ritiene essere irrogata.

Sì, perché tutte le misure cautelari personali coercitive comportano una limitazione o privazione della libertà personale. Ma il loro utilizzo varia da stato a stato e ciò riflette anzitutto il rispetto della libertà personale e dei diritti civili dei propri cittadini e secondariamente l’efficienza del proprio sistema giudiziario. E il nostro, pare che sia il meno garantista di tutti gli altri. Viene allora giustamente da pensare che sia una battaglia, soprattutto legale, che il Comune di Roma vuole condurre contro il pensiero e le azioni di CasaPound. Si pensi al fatto che Callisto Tanzi fu semplicemente messo ai domiciliari dopo il crack Parmalat, che ha mandato sul lastrico famiglie di italiani e ha comportato anche diversi suicidi. Bene, i militanti di CasaPound sono ancora più colpevoli. E ora 4 di loro sono ancora in carcere.

Giacomo Belisario

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