Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 14 ago – Aveva suscitato reazioni contrastanti e polemiche sin da quando era stato annunciato dal presidente del Consiglio Conte, ma ora il «bonus casalinghe» che è parte del pacchetto normativo del Decreto Agosto entra nel vivo. E le polemiche si fanno ancora più roventi. Approvato il decreto, esso reca al suo interno la misura di inclusione sociale, chiamata appunto «bonus casalinghe», che prevede l’istituzione di un Fondo funzionale per la formazione – professionale e culturale – delle casalinghe stesse. Idealmente, tali percorsi formativi dovrebbero prefigurare sbocchi lavorativi, previa l’acquisizione di competenze.

Il mestiere della vergogna

Insomma, tutto purché le italiane non stiano a casa a badare a casa e figli, scelta che i progressisti considerano quantomeno delittuosa. D’altronde il ministro della Famiglia, illustrando il bonus, non aveva lasciato spazio a fraintendimenti dichiarando che «servirà ad attivare percorsi per acquisire competenze e avere opportunità lavorative». Per la Bonetti, insomma, crescere dei figli e mandare avanti l’economia domestica è un lavoro privo di competenze, le casalinghe sono donne in qualche modo diminuite, costrette a casa e in quanto tali da emancipare e avviare al lavoro.

Una somma misera

C’è poi una ulteriore questione – a cui questo Governo ci ha spesso abituato – e riguarda l’abitudine di indulgere in moltissimi annunci cui spesso non seguono fatti coerenti con le premesse: infatti il Decreto agosto stanzia, per la costituzione del fondo, la misera somma di tre milioni di euro. E qui sono iniziate le polemiche. Considerando che in Italia le casalinghe sono oltre 7 milioni, a ciascuna di esse spetterebbe la strabiliante cifra di ben 40 centesimi. Se qualcuno è a conoscenza di un Master universitario o di un qualche corso professionale del costo di 40 centesimi, si faccia sentire.

Ma secondo Bonetti il calcolo di cui sopra sarebbe erroneo, perché non bisogna partire dal presupposto che quella somma costituisca un vero bonus. «Ho letto di questa divisione fatta per calcolare i soldi effettivi. Posso dire che si è fatta l’operazione sbagliata, non è un fondo per avere un bonus per cui si deve fare il totale diviso il numero delle casalinghe ma è un fondo costituito, come primo embrione, per un progetto di formazione digitale, quindi bisogna valutarne anche il costo. È un primo fondo di 3 milioni di euro, mai stanziati in precedenza», ha infatti dichiarato alla trasmissione Zapping.

Quale e-learning?

L’idea sarebbe quindi quella di costruire di una piattaforma di e-learning da cui ogni casalinga potrebbe trarre nozioni e competenze da utilizzare per tornare nel mondo del lavoro, da cui sarebbe stata estromessa. Interessante. Lodevole. Bonetti, però, dovrà anche spiegarci come ha intenzione di ovviare al divario digitale – che piaga in particolar modo il Sud dove la disoccupazione femminile colpisce 2 donne su 3 – che ci colloca in fondo alla classifiche Ue. Le donne del Meridione impossibilitate ad accedere a tablet e computer – quando non si tratta proprio della linea adsl – dove le trarranno, queste fondamentali nozioni? E’ previsto per loro un corso per corrispondenza?

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Ritengo più realistico sostenere che moltissime casalinghe siano in grado di tenere corsi altamente formativi (specialmente dal punto di vista culturale) a chi continua a denigrarle sino al limite dell’ insulto! E’ ora di finirla di girare le carte in tavola… Che vadano a scuola da certe donne, senza parlare di nonne, pensionati, addirittura qualche badante…, certi deficienti. Altro che bonus miserabili…, da miserabili veri.
    Conosco parecchie casalinghe che, se portate in Università a parlare, farebbero un figurone.

  2. Che cialtroni! Così, tra fornelli accesi, col figlio in braccio e, con l’altro, l’aspirapolvere, la casalinga, depressa, demotivata e pure un pò sottoistruita, si collegherà per fare e-learning! Ma non sarebbe il caso di politiche serie per sostenere le Famiglie… Certo “serio” non è aggettivo che si addice alla odierna politichetta, specie governativa. Vomitevole! Andremo prima o poi a votare… 😏

Commenta