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Roma, 14 ago – Il mio Paese mi fa male, scriveva Brasillach: vecchie letture ritornano alla mente in questa strana estate italiana di quarantene e pandemie, esternazioni e legiferazioni su tutto – dai monopattini all’LGBTQI – e dove tutto si perde, compreso l’uomo, nell’ininterrotto chiacchiericcio multimediale.

A me però questo Paese non fa male, mi fa solo vergogna: vergogna per la rovina di questi giovani senza un futuro, sempre più precari alla vita, senza possibilità di un lavoro e di farsi una famiglia; vergogna per i vecchi, sempre più numerosi e longevi ma condannati alla solitudine e all’inutilità nelle “residenze assistenziali”; vergogna per i politici, che alle loro laute prebende hanno voluto aggiungere anche il bonus per le partite Iva, mentre per accedere al reddito d’emergenza, quello destinato ai poverissimi, una miseria, 400 euro una tantum, il governo ha messo tali e tante condizioni che alla fine lo ha preso appena un terzo dei bisognosi. Ma, debbo riconoscerlo, per provare vergogna – o sdegno, o rabbia – di tutto questo, e di tanto altro, non occorre certo arditezza morale o generosa coscienza civica, se tutto poi resta limitato ad esternazioni o proclami su Facebook o nelle chiacchiere da bar e da spiaggia. E anche la vergogna – e lo sdegno e la rabbia – restano in fondo sentimenti vuoti, vacui, come riflessi condizionati a ciò che si vede in televisione, si legge nei giornali, appare nei social.

Una giovane coppia in difficoltà

Ma quando la vita ti porta ad incrociare gli sguardi, i gesti, i corpi di persone in carne ed ossa, di persone che questa società ha travolto e abbandonato, allora la vergogna la senti dentro, ti amareggia e ti pesa davvero sul cuore e nei pensieri. Come è successo a me, alcuni giorni fa, alla fermata dell’autobus. Sulla panchina stava sdraiata una ragazza in avanzato stato di gravidanza, accanto a lei il compagno che la accarezzava teneramente, brani di discorsi che parlavano di Caritas, di cercare una casa abbandonata. Con il pudore affinato dalla galera stavo pensando a come rivolgermi a loro, quando è arrivato il mio autobus e sono salito, provando comunque un senso di disagio e di vergogna di questa mia omissione – e la giustificazione che dove essere comunque per tempo al lavoro a Tarquinia, dove sono soggetto a controlli, non mi rasserenava.

Per fortuna la sera, tornato a Civitavecchia, facendo due passi sul lungomare, li ho rivisti, lei seduta sulla panchina e lui protettivo in piedi accanto a lei. Una breve considerazione che in questa stagione fa troppo caldo per andare a cavallo, e quindi posso rimandare la ferratura al mese prossimo, ho preso così i soldi che avevo messo da parte per il maniscalco e con un certo imbarazzo glieli ho offerti. Abbiamo cominciato a parlare e mi hanno raccontato che da un mese dormono in stazione perché il loro alloggio è stato dichiarato inagibile, lei è incinta di otto mesi, lui prima lavorava in porto a Livorno, poi gli impianti sono stati comprati dai cinesi ed è stato mandato via, aveva iniziato a fare l’aiuto cuoco, ma con la quarantena il ristorante, dove lavorava in nero,  ha chiuso, e gli è stato sospeso anche il reddito di cittadinanza. Insomma, anche loro, come tanti, vittime della globalizzazione, della farraginosità delle leggi, dell’indifferenza di tanti, forse anche di loro stessi nel non saper profittare di questa società, che comunque rinfaccia ogni suo dono.

Dalle istituzioni nessuna risposta

Ho cercato allora di mettermi in gioco. Per primo ho chiamato un conoscente, portavoce del sindaco, chiedendogli se poteva intervenire presso il Comune per un aiuto, e soprattutto un alloggio, per questi giovani. La risposta, poco dopo, è stata che l’assessore ai servizi sociali non poteva fare nulla per loro, in quanto entrambi residenti in altri comuni, e che quindi avrebbero dovuto attivare una procedura molto complessa di rivalsa, con anche degli aspetti penali (?). Certo, siamo in agosto, e far lavorare gli uffici pubblici è una pretesa assurda, e poi il rischio di essere inquisiti, e senza nemmeno aver riscosso qualche tangente. Certo, per un esponente, donna, di quel partito il cui slogan è “prima gli italiani”, un bell’esempio di impegno e coerenza. Senza capire poi lo stesso valore propagandistico di un’eventuale denuncia per aver aiutato una coppia di italiani in attesa di un figlio. Non sono più i tempi in cui venivano fondate, quasi cento anni fa, l’Opera nazionale Maternità e Infanzia e le case della Madre e del Fanciullo. Questi sono i politicanti che ci troviamo ora, ma di questo non mi vergogno, perché per fortuna da 45 anni sono innocente riguardo alla loro elezione!

Caritas e Sant’Egidio: prima gli stranieri

Ho pensato allora di chiamare  il segretario del vescovo, che conosco grazie alla comunità: mi ha suggerito di farli rivolgere alla Caritas e  a Sant’Egidio, e alla mia replica che lo avevano già fatto senza alcun risultato,  il segretario mi ha fatto parlare col vescovo. Con lui, nello spiegare la situazione di questi giovani, col loro piccolo a rischio di nascere per strada, mi sono azzardato anche a fare il paragone con Maria e Giuseppe a Betlemme. Ma non è servito a nulla. D’altronde in questi tempi di chiese deserte e di proprietà religiose trasformate in attività commerciali, cosa potevo aspettarmi? Non sono più i tempi in cui la pietà popolare, lo slancio delle istituzioni religiose e la santità di non pochi principi della Chiesa fondò ovunque opere pie e ospedali…  Meglio lucrare con l’8 per 1000 e con l’accoglienza dei clandestini!

Dicono gli ubriachi che la colpa è dell’ultimo bicchiere. È vero, mi vergogno di questo paese, e l’ultimo bicchiere è stata la fuga delle istituzioni – politiche e religiose – la loro latitanza di fronte ai bisogni reali delle persone, la loro incapacità di farsi carico dei nostri fratelli più sfortunati. Ricordando ancora Brasillach, questo paese mi fa vergognare per i suoi figli perduti sotto il sole bruciante, per gli impegni non mantenuti e per la sua falsità da schiavi. Per fortuna, nella mia vergogna per non poter fare nulla per questi ragazzi, per questi poveri cristi e per il loro bimbo, mi sono tornate alla mente le parole di Malaparte, nel suo Cristo Proibito: “Appena tu soffri per la fame degli altri, per la miseria dei figli degli altri, per l’umiliazione degli altri uomini allora sei un uomo pericoloso, un nemico della società”.

L’aiuto di CasaPound

E allora ho pensato a quegli amici considerati da tutto l’establishment politico-culturale pericolosi, nemici, cattivi. Ho pensato così a CasaPound, ricordando le loro iniziative di occupazioni non conformi, a scopo abitativo. Un paio di telefonate e poche ore per organizzarsi, ed è stato trovato un alloggio di emergenza ad Ostia per questa coppia ed il loro bimbo in arrivo. Certo, c’è ancora molto da fare, la casa va sistemata, vanno fatti gli allacciamenti di acqua e luce, anche questi ragazzi vanno aiutati a far valere i loro diritti, a non essere più considerati, e a non considerarsi, come esistenze a perdere, gli inevitabili detriti della società.

Brasillach si chiedeva quando il suo paese sarebbe guarito. Beh, intanto è guarita la mia vergogna, anzi si è mutata nell’orgoglio di una scelta di più di 65 anni fa, e di un’appartenenza che ancora perdura. Spezzoni di vita e di memoria, in questo tempo bastardo. Scorie non espurgabili di esperienze e di camerati di cui essere orgoglioso. Come un mese fa il campo dei ragazzi del Blocco, e oggi l’aiuto a questa coppia ed al loro bimbo in arrivo. E l’orgoglio di essere fascisti, reprobi, ribelli, perché, sempre nelle parole di Malaparte: ”La sola idea dell’impegno oggi fa paura: ecco allora che il mondo va male e la libertà è una cosa sporca e la giustizia fa schifo. Se qualcuno viene fuori a dire: voglio sacrificarmi per gli altri, voglio pagare per gli altri, gli mettono le manette. È proibito, proibito, proibito”. Certo, conosceremo forse altri castighi – mi viene da pensare alle provocatorie iniziative di sgombero – ma il conto è ancora da fare!

Mario Tuti

7 Commenti

  1. Finalmente un bell’articolo in cui si intravede la passione e l’esperienza dell’autore, ben scritto e appassionante. Purtroppo è inevitabile che la chiesa si schieri con lo straniero, perché di base è la religione di un popolo straniero che ha invaso l’Europa e il mondo, e cito la bibbia in cui Gesù afferma chiaramente questo:

    Matteo 15:24 “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”.

    E per quanto in passato la chiesa possa aver fatto qualcosa di buono (che non metto assolutamente in dubbio) il suo fine è la distruzione e assimilazione del mondo pagano e delle nostre tradizioni razionaliste. Cito sempre la bibbia:

    Levitico 26:30 “Io distruggerò i vostri alti luoghi, spezzerò le vostre statue consacrate al sole, ammucchierò i vostri cadaveri sui resti dei vostri idoli e vi detesterò”.

    Non mi meraviglia affatto che la caritas si schieri con lo straniero, difatti lo straniero arriva portando la croce al collo, e se non è la croce è un simbolo che rimanda al dio yahweh.

    Difatti anche l’islam è una derivazione dell’abramismo, in quanto unitamente al giudaismo, islam e cristianesimo risalgono al profeta e patriarca Abramo e i tre profeti discendono direttamente dai figli di quest’ultimo.

  2. Pericolosi, cattivi e pure brutti e sporchi…. Ma fieri e solidi come il granito e splendenti come l’acciaio!

  3. Complimenti M.Tuti per il tuo “sentire”… Non siamo soli nonostante tutto, ma qualche responsabilità per essere risultati tali l’ abbiamo. Niente confrontando il resto…, forse.

  4. Non facciamo confusione, per favore. Senza I vecchi cristiani l’Europa sarebbe già stata islamica da un pezzo. Il Dio di Cristo non è quello degli islamici. I cattolici tradizionalisti sono contro l’invasione dei clandestini. Così come lo sarebbero stati i papi fino a Pio XII.

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