Roma, 19 ago – Un pessimo ex ministro ha sfoggiato un’eccellente prova costume. La Boschi ne ha insomma azzeccata una, finalmente, ma la foto in bikini che doveva punzecchiare Salvini ha invece mandato in tilt la sinistra più radical e meno chic. “L’uso politico del corpo delle donne è inaccettabile anche se a farlo è una donna. Con questa foto @meb (Maria Elena Boschi, ndr) ha legittimato centinaia di vignette e frasi ignobili sul suo corpo”. Così ha twittato Tomaso Montanari, storico dell’arte che sempre su Twitter si definisce “antifascista” e “NoTav”.

Parliamo dello stesso prof che quando morì Zeffirelli pensò bene di bollare il grande regista come un “insopportabile mediocre”. A questo sono ridotti gli ultimi mohicani degli inti-lllimani, a rabbrividire di fronte alle tette. Dal vietato vietare al proibiamo tutto, dall’ostentazione femminista del corpo nudo perché “io sono mia” al copritevi scostumate. E’ la misera fine di un mondo che decantava il ribellismo spontaneista spacciandolo per rivoluzionario. Alle prese con il nuovo mondo social, in cui l’irrefrenabile esibizionismo non si conta e non fa sconti, chi un tempo invocava la libertà totale dei costumi si è trasformato in un baciapile terrorizzato da tette e culi.

I nuovi bacchettoni


Ionesco profetizzò che i sessantottini sarebbero tutti diventati notai. Han fatto di peggio: hanno vestito i panni della pretaglia che giuravano di voler combattere. Ciarliere perpetue che finiscono per mettere bocca su tutto, per lo più bollando quel tutto come sessista, razzista, dunque osceno. Proprio come quella vecchia cantata da quel De André che le stesse perpetue sessantottine han reso un conformista, inflazionato cantautore: “Mai stata moglie senza mai figli, senza più voglie. Si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto”.

Ecco, per il Montanari di turno un qualunque selfie in bikini è da etichettare come peccaminoso. La volpe non arriva all’uva neppure di fronte a una bocca di rosa, figuratevi se quest’ultima ha la pretesa di tirar fuori le spine. Ma rispetto alle perpetue di un piccolo mondo antico, che dopo i vespri si concedevano almeno la sfuggente idea di un’ora lasciva, questi inutili bacchettoni si ergono a detentori di una morale purificatrice senza diversivi. Nessuna concessione dunque neppure all’arte che pretendono di tutelare, non ci sono pregevoli maje desnude da ammirare. L’unica frontiera che non vorrebbero abbattere è l’apologia della loro insipida, flaccida, brufolosa gramigna. Decadenti sfigati, per fortuna.

Eugenio Palazzini

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