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buttafuoco-pietrangeloRoma, 27 lug – L’ipotesi rischia di essere solo una romantica boutade, eppure sta facendo discutere parecchio la politica. Pietrangelo Buttafuoco come anti-Crocetta. Angelo Attaguile, deputato catanese e segretario nazionale di Noi con Salvini, l’ha buttata lì: “Per sconfiggere il crocettismo e il conformismo politico a cui da troppo tempo è condannata la nostra terra proponiamo il nome di Pietrangelo Buttafuoco: un intellettuale libero che potrebbe essere un ottimo governatore perché conosce bene i mali della nostra isola e rappresenta una Sicilia senza ombre”.
Lo scrittore, che ha sempre attaccato duramente Crocetta e non ha mai nascosto le sue simpatie salviniane, per ora nicchia. È lo stesso Attaguile a spiegare che “preferisce continuare a fare il giornalista, io vi dico che tutti noi dobbiamo andare in pressing su di lui affinché accetti questa importante sfida volta al rilancio della nostra isola”.
Buttafuoco governatore: sogno o realtà? Se a far testo devono essere l’amore per la Sicilia, la consapevolezza dei suoi problemi e la capacità, come direbbe Vendola, di creare una narrazione coinvolgente attorno al governo della regione, di sicuro lo scrittore è la persona giusta. E certo fare peggio di Crocetta sarebbe difficile per chiunque.
Qualche dubbio resta semmai sull’efficacia del salto dal mondo della cultura a quello della politica, e ne sa qualcosa lo stesso governatore in carica, che in giunta aveva inizialmente inserito lo scienziato Antonino Zichichi e il cantautore Franco Battiato, salvo rimuoverli entrambi dopo poco tempo per palese inadeguatezza.
Buttafuoco governatore resta comunque una ipotesi suggestiva e vagamente dannunziana, che certo non farebbe male al grigiore della politica italiana.
Tra le tante legittime perplessità sull’idea di Attaguile, tuttavia, stupisce l’argomento scelto da Giorgia Meloni per opporre il suo no: la candidatura di Buttafuoco, secondo la leader di Fratelli d’Italia, sarebbe… una resa al terrorismo.
Per precisando che “è senza dubbio un validissimo intellettuale e una icona della destra, lo considero un mio amico”, la Meloni spiega che “non credo sia una buona idea candidare alla guida della Sicilia una personalità che ha deciso di convertirsi all’Islam. Ognuno è libero di professare la religione che vuole, ma credo che in questi anni l’Italia e l’Europa debbano rivendicare le proprie origini greche, romane e cristiane davanti a chi vorrebbe spazzarle via. Non vorremmo dare un segnale di resa ai fanatici che rimpiangono il passato dominio arabo e musulmano sulla Sicilia. Se la Lega Nord e Matteo Salvini vorranno avere il primato di candidare un convertito all’Islam, per quanto ottimo scrittore e intellettuale, a governatore della Sicilia, Fratelli d’Italia non potrà essere della partita”.
Ora, per quanto sia nota la vicinanza culturale di Buttafuoco all’Islam, scambiare lo scrittore per uno di quegli ottusi e arroganti imam di provincia che incitano a bastonare le figlie che si vestono all’occidentale ci sembra veramente troppo. E come si può parlare di “resa ai fanatici” nei confronti di una personalità che ha speso parole chiare e inequivocabili contro il terrorismo e i deliri del Califfato?
Si può ovviamente discutere su quanto di letterario vi sia nell’Islam di Buttafuoco, ma immaginare una Sicilia governata da lui come una terra di conquista per lo jihadismo è davvero un’enormità.
Si tratta di un irrigidimento che stona un po’, persino in bocca a chi ha avuto il coraggio di candidare Magdi “Cristiano” Allam. Forse le recenti prese di posizione di Salvini – anti-occidentali in politica estera e critiche nei confronti delle gerarchie cattoliche in politica interna – hanno lasciato uno spazio politico che la Meloni intende riempire, quello della destra “classica”, stile partito repubblicano americano. Scelta legittima, si intende. Basta saperlo.
Adriano Scianca

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