Roma, 28 nov – Siamo in prossimità dell’elezione del nuovo inquilino del Quirinale. Un evento che scalda gli animi della politica e si appresta a sancire un crocevia importante per le istituzioni italiane. Nel prossimo settennato potremmo infatti osservare stravolgimenti costituzionali ed esteri, soprattutto relativi all’Ue, che richiederanno ampio equilibrio politico nazionale. Pertanto, il nuovo Capo dello Stato sarà espressione di garanzie sul piano nazionale ed internazionale ancor più che in passato. Motivazione per cui fino all’ultimo scrutinio ogni previsione potrebbe rivelarsi rovesciabile.

Privi di una “sfera magica” che ci dia con certezza il nome del nuovo eletto al Colle, riteniamo utile ribadire come la lotteria quirinalizia non valga la perdita della credibilità politica. In particolar modo appare fondamentale per il centrodestra, sul Quirinale, salvaguardare la fiducia che un importante parte d’elettorato nutre verso la coalizione. Nell’attesa di un auspicabile riforma presidenzialista, urge immergersi nella melma parlamentare che ogni scrutinio d’elezione del Presidente della Repubblica comporta.

Cosa farà (o non farà) il centrodestra sul Quirinale?

Il mercimonio e le false promesse che contornano l’occasione impongono cautela e lungimiranza nelle proprie scelte. La modifica di proposte elettorali e programmi presentati agli elettori in cambio di acquisizione di maggior potere contrattuale nella partita politica appare un chiaro bluff. Dichiarazioni come quelle di Silvio Berlusconi sul reddito di cittadinanza non possono che minare la fiducia dei cittadini verso il singolo partito e la coalizione tutta. Pericolo da scongiurare che, se sottovalutato, potrebbe rivelare il proprio volto nell’astensionismo e nel voto di protesta (indirizzato verso qualcun altro).

Inoltre, è risaputo come in occasione di ogni accadimento importante per la politica nazionale venga schierato un “cordone sanitario”. Gli annunci allarmistici sono immediatamente pronti a spalleggiare i partiti progressisti nella spietata lotta per il ridimensionamento dei partiti del centrodestra. Cogliere tale rischio potrebbe rivelarsi utile per evitare la stretta di patti leonini con le controparti di sinistra che risulteranno inutili ai fini del risultato e lesivi per la credibilità. Una scelta accurata potrebbe esser rappresentata dall’attesa e dall’ascolto delle indicazioni che provengono dagli “abissi” dei palazzi del potere, da esaminare poi con applicazione.

In tal modo sarebbe spianata la strada per approvare ed “intestarsi” un nome non scelto dalla coalizione oppure proporre un candidato autonomo “di bandiera” da far apprezzare agli elettori, anche se sconfitto alle votazioni. Tuttavia, siamo consci della solennità del momento e della necessità di stringere patti anche con il diavolo (che nell’occasione assomiglia parecchio a Matteo Renzi). L’importante resta non barattare identità e credibilità con accordi al ribasso che rischierebbero di consegnare al centrosinistra, con la partita per il Colle, anche l’intera nazione.

Tommaso Alessandro De Filippo

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2 Commenti

  1. La credibilita di certa finta destra è già morta e sepolta
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2018/10/20/indecisi/

    quella della destra presto sarà cremata
    https://www.imolaoggi.it/2021/02/02/giorgia-meloni-entra-nellaspen-institute/

    Altro che scalata come afferma l’articolista di Imola Oggi è sprofondare nella m…

    Sono solo chiacchiere e distintivo, non rappresentano l’elettore e poi si chiedono perché oltre il 50% degli Italiani non vota.

    Mi viene da chiedermi se sappiano l’inglese visto che si iscrivono a club atlantisti, parrebbe di no vista la direzione contraria al volere popolare
    https://www.newswars.com/majority-of-italians-want-to-leave-eu/

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