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Roma, 27 gen – Giuseppe Conte spera di riuscire a formare il suo terzo governo ma, numeri alla mano, per riuscire nell’impresa molto probabilmente dovrà riaccogliere Matteo Renzi, perché il gruppo appena nato a Palazzo Madama non basta per raggiungere la maggioranza assoluta. E’ questo lo scenario che si profila per il premier dimissionario. Sempre se Pd e M5S vorranno sostenerlo ancora una volta. Intanto da oggi pomeriggio via alle consultazioni al Quirinale. Il presidente Mattarella vedrà i presidenti delle Camere, domani e venerdì invece toccherà ai partiti.

A Conte servono 161 senatori 

Dal canto suo, Conte apre a tutti, invocando un “governo di salvezza nazionale”. “Serve un‘alleanza per il proporzionale e le riforme costituzionali”, è l’offerta sul piatto per gli eventuali centristi voltagabbana. Allo stato attuale però i centristi restano compatti nel centrodestra. Il presidente della Repubblica come è noto permetterà la nascita del Conte ter soltanto se i giallofucsia arriveranno a quota 161 senatori. E questo lo sanno bene anche gli alleati di governo. Motivo per cui al momento dem e 5 Stelle sanno che la salvezza conta più del salvare Conte, ormai sacrificabile.

Nasce il gruppo Europeisti-Maie-Centro democratico, ma non basta

Un passo in questa direzione si è compiuto ieri sera con la nascita del nuovo gruppo Europeisti-Maie-Centro democratico a Palazzo Madama, di cui fanno parte dieci senatori. La cosiddetta “quarta gamba” è conditio sine qua non per tentare di raggiungere la maggioranza assoluta al Senato. Oltre che per avere i numeri nelle commissioni parlamentari così da non rischiare di andare sotto ad ogni votazione. Più in generale, la “quarta gamba” serve a rendere ininfluenti i 18 senatori di Renzi. Solo che per adesso i “volenterosi” reclutati da Conte non bastano.

A Palazzo Madama la maggioranza giallofucsia parte da 154 voti

Infatti la maggioranza giallofucsia al Senato parte da una base di 154 voti. Cifra che si ottiene sottraendo i 3 voti dei senatori a vita Liliana Segre, Elena Cattaneo e Mario Monti (sui quali ovviamente non si può contare nell’attività quotidiana del Senato) ai 156 voti favorevoli incassati una settimana fa sulla fiducia al fu Conte bis. Numeri ai quali si deve aggiungere il voto di un senatore M5S che era assente per Covid. Ma, attenzione, il neogruppo al Senato non cambia di una virgola il risultato finale. Perché ne fanno parte parlamentari che già avevano votato la fiducia a Conte. Insomma, per arrivare a quota 161  Conte servono sette voti in più, e che non siano una tantum. Ecco perché l’ex avvocato del popolo oggi strenuo difensore della sua poltrona sarà molto probabilmente costretto a riaprire a Renzi.

Renzi è disposto a tornare sotto Conte?

Se i renziani dovessero rientrare nella maggioranza, i giallofucsia potrebbero contare su almeno 171 voti. Il punto però è capire se Renzi è disposto a tornare in un governo guidato ancora una volta da Conte. Averlo costretto alle dimissioni per poi ritrovarselo premier per la terza volta sarebbe un magro risultato per il leader di Iv. Bisogna capire quindi se Renzi – al di là del suo sbandierare che non ha pregiudiziali sui nomi – punta, d’accordo con il Pd, a un nuovo premier, che venga dalle file dei dem per l’appunto. In ogni caso, molto probabilmente il prossimo esecutivo sarà politico, e non tecnico. Magari delle grandi intese (con Forza Italia dentro) o a guida Pd. Magari – ipotesi remota – con un premier grillino. O forse sarà davvero il Conte ter.

Adolfo Spezzaferro

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