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Statue coperte ai Musei Capitoli in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani, Roma, 25 gennaio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI



Roma, 26 gen – Non c’è niente da fare, non abbiamo proprio la minima idea di come ci si relaziona con l’altro da sé. Inevitabilmente, finiamo sempre per cancellare lui o, più di frequente, per annullare noi stessi. L’idea di identità forti e differenti che si confrontano per quello che sono ci risulta incomprensibile. La visita del presidente iraniano Hassan Rohani a Roma ne fornisce un valido esempio. Ovviamente la visita in sé è un segnale del tutto positivo, per tutte le implicazioni politiche, energetiche e economiche che comporta. Ricevere nella Città eterna il rappresentante di una nazione con una storia millenaria potrebbe anche essere l’occasione, in teoria, per uno scambio culturale vivace e fecondo. E invece ci incartiamo da soli in tabù e auto-umiliazioni senza senso.

L’eccesso di zelo delle autorità italiane ha fatto sì, infatti, che in Campidoglio venissero coperte da pannelli bianchi su tutti e quattro i lati alcune statue di nudi dei Musei Capitolini. La copertura sarebbe stata decisa come forma di rispetto alla cultura e sensibilità iraniana. Ora siamo pronti a scommettere che le autorità iraniane non abbiano mai chiesto nulla di tutto questo e che in fin dei conti neanche gliene freghi nulla: loro hanno una sensibilità e una tradizione diversa dalla nostra, ma conoscono bene la storia italiana, sanno cos’è stata Roma e il Rinascimento, hanno nozioni di cosa sia la nostra arte, e forse l’Italia gli piace per questo, senza con ciò avere la minima tentazione di “italianizzare” l’Iran. Non crediamo, francamente, che Rohani sia venuto in Italia con un martello nel kit diplomatico, pronto ad avventarsi sulle statue che esprimano nudità. Si tratta, per l’appunto, di un’autocastrazione che ha a che fare con la nostra incapacità di essere noi stessi, e quindi di capire l’altro. E se invece l’avessero esplicitamente chiesto, beh, allora si poteva opporre un fermo “no”, spiegando che se non è buona la nostra arte non sono buoni neanche i nostri soldi. Ma francamente non crediamo che sia andata così.

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Del resto quando un nostro capo di governo va in un Paese musulmano non chiediamo mica di togliere il velo alle donne presenti. E, anzi, ha fatto benissimo Debora Serracchiani a presentarsi lei in Iran con il velo, nonostante le polemiche arrivate da chi non cessa di pretendere che i nostri ospiti si adeguino alle nostre usanze e poi vorrebbe non fare altrettanto quando siamo noi ospito altrui. Ma in realtà basterebbe il famoso buon senso per capire questi meccanismi elementari. Persino Michele Serra, in un raro sprazzo di lucidità, arrivò a scrivere una cosa sensata sull’argomento, e cioè che se invito a casa un ospite musulmano non gli offro del vino, ma neanche nascondo nell’armadio le bottiglie di Barolo. C’è arrivato Michele Serra. Il governo italiano ancora no.

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. Cosa copriremo quando nel codice civile avremo fatto scomparire la famiglia naturale?

    Il fatto è che siamo servi dentro, non c’è nulla da fare!
    In verità è una vecchia storia; …
    “Ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!”

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