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Roma, 1 lug – Ogni tanto accade che dalle aule di tribunale emergano punti di vista diversi e per così dire non conformi rispetto alla vulgata maggioritaria che vorrebbe il governo Conte bis e lo strapotere di cui si era dotato nell’olimpo dei salvatori della patria. E al quale dobbiamo genufletterci per averci governati come si deve durante la pandemia da Covid-19. Il tribunale di Pisa, con una recente pronuncia, ha stabilito che la dichiarazione dello stato d’emergenza effettuata proprio dal governo giallorosso è illegittima poiché nessuna norma di nessun rango attribuisce al Consiglio dei ministri tale potere.



Per il tribunale di Pisa i Dpcm di Conte erano illegittimi

Di conseguenza, tutti gli altri provvedimenti adottati dall’allora premier Conte, gli atti amministrativi denominati Dpcm attraverso i quali egli regolamentava la sospensione delle libertà fondamentali dell’individuo risultano ad oggi essere a maggior ragione illegittimi, proprio perché derivanti dallo stato d’emergenza di poc’anzi.

Il tribunale pisano si è espresso sulla vicenda di due soggetti accusati di aver violato le disposizioni sulla circolazione durante la pandemia e le relative restrizioni, e il ragionamento fatto dai togati per giungere a questa conclusione è, appunto, il seguente: ”Devono considerarsi illegittimi tutti i successivi provvedimenti emessi per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”. La prevalenza su tutto ce l’ha, come sappiamo, la Costituzione, e in essa è prescritto il divieto di limitare la libertà personale se non tramite una legge o il provvedimento di un giudice. Oltre a questa libertà, vi sono le libertà di riunione, di circolazione e soggiorno, di religione e il ruolo fondamentale ricoperto dal Parlamento in una repubblica parlamentare e che il governo Conte bis scavalcò di netto attribuendosi pieni poteri.

Conte e i Dpcm illegittimi, che (quasi) tutti giustificavano

Tutti questi principii che dovrebbero garantire la solidità dello stato di diritto anche e soprattutto durante una fase d’emergenza sono stati chiusi nel cassetto dell’occasione ghiotta, del casus belli perfetto affinché il potere pubblico possa intestarsi la santa battaglia per il bene universale, potendo in tal modo ingurgitare e accumulare potere parandosi dietro il dito delle buone intenzioni. Chi a quel tempo scriveva, come noi, che anche Pol Pot era animato da ottimi propositi, e che dunque questi ultimi contano davvero poco all’interno di un ragionamento di contrappesi tra potere pubblico e libertà individuali, veniva tacciato di irresponsabilità e negazionismo della gravità del problema. Il punto verteva invece proprio sul grado di gravità della deriva intrapresa e secondo la quale ad una decina di persone era stato attribuito il potere assoluto non solo di governare la crisi, ma anche di decidere quanto essa dovesse proseguire.

Il Conte bis e lo spogliamento delle libertà individuali

Il romanzo distopico era iniziato, e con esso la rimozione della facoltà di ragione, di obiettare, di controbattere verso i detentori del potere di censura. Abbiamo assistito allo spogliamento di tutti noi delle libertà fondamentali individuali, le quali erano finite nella disponibilità del governo e di taluni ministri grotteschi e autoritari. Sostanzialmente quelle libertà innate non erano più bagaglio fondamentale di ognuno di noi, ma erano divenute pezzi di un vestito che il governo decideva di volta in volta di strapparci di dosso. Si era consolidata la prassi per la quale il potere pubblico non deve incontrare alcun limite all’esercizio delle sue immani facoltà, poiché esso è composto da una casta di eletti che conosce meglio di noi quale sia il nostro bene e il nostro interesse. Un’opinione pubblica che probabilmente non aspettava altro che questo, ovverosia il padroncino buono col pugno alzato, ha alimentato questa selva di minchiate che oggi vengono denunciate da vari tribunali come un esplicito abuso di potere.

Ma c’è sempre il partito del vaffanculo

Tutto il mondo dei girotondi, dei palavobis, del ceto impegnato e riflessivo e antifascista, o quello del fascistometro nel didietro di un paese intero, taceva sornione mentre il governo produceva un’attività intimidatoria e paternalistica per la quale era il sommo presidente del Consiglio a concedere uno spiraglio di libertà o a toglierlo immediatamente, affiancato dal mega commissario in capo al quale si contava una miriade di incarichi pubblici. E dal ministro della Salute per il quale i rapporti di buon vicinato si sostanziano nella delazione e le strade italiane dovrebbero esser piene di nuovi dipendenti pubblici chiamati assistenti civici. Per fortuna di questi ultimi il progetto di istituire questo corpo parallelo alle forze dell’ordine è stato abortito. Oggi, inebetiti da qualche spiraglio di libertà in più, assistiamo alla grottesca riorganizzazione del partito del vaffanculo che espresse il premier mazziere di cui sopra, e ancora oggi non vi è un vaffanculo corale che prenda questi imbonitori per le orecchie mandandoceli e facendoceli rimanere.

Lorenzo Zuppini



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