«Oggi i Mondiali di calcio in Qatar sono la prova di come la diplomazia sportiva possa realizzare una trasformazione storica di un paese con riforme che hanno ispirato il mondo arabo. Sono stata l’unica ad aver detto che il Qatar è all’avanguardia nei diritti del lavoro». A parlare, il 21 novembre 2022 al Parlamento europeo, era la vicepresidente socialista Eva Kaili. A casa della donna, oggi destituita del suo ruolo, e di Antonio Panzeri, ex eurodeputato di S&D, sono stati trovati oltre 1,5 milioni di euro in banconote, secondo l’accusa frutto di un gigantesco tentativo di corruzione da parte dell’emirato.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di gennaio 2023

Il cosiddetto Qatargate ha scoperchiato il vaso di Pandora della corruzione e del condizionamento della politica estera europea a suon di petrodollari. Non si tratta solo degli emiri, ovviamente. Bisognerebbe indagare a 360 gradi, dalle multinazionali ai Paesi «alleati», ma anche a quelli «nemici». Il caso del Qatar è tuttavia particolarmente significativo, perché si tratta di una potenza in ascesa, particolarmente ambigua nei suoi rapporti con il terrorismo e l’estremismo religioso, nonché retta da un ordinamento interno che viola praticamente qualsiasi principio liberal. Insomma, un coacervo di contraddizioni.

Le mosse dell’emiro del Qatar

Secondo il libro Qatar Papers, uscito nel 2019 e basato su migliaia di documenti interni della Qatar Charity (la fondazione formalmente indipendente ma in realtà controllata dall’emiro del Qatar), lo Stato organizzatore degli scorsi Mondiali avrebbe finanziato in Europa, solo nel 2014, 113 progetti per un totale di 71 milioni di Euro. Il Paese dove la Qatar Charity ha speso di più è proprio l’Italia, con più di 22 milioni suddivisi su 45 progetti. Qui da noi il Qatar ha fatto shopping con la maison di Valentino, per poi passare agli hotel di lusso. Nel 2015 i qatarioti acquistarono, con un’operazione da 2 miliardi, un intero quartiere milanese: Milano Porta Nuova.

Questi, e molti altri, sono gli acquisti legali, alla luce del sole. Poi ci sono gli investimenti illegali, quelli che parrebbero essere emersi con il recente scandalo al Parlamento europeo. Un fiume di soldi diretto verso l’Occidente, ma non certo a fondo perduto. Si chiede sempre qualcosa in cambio, vuoi in termini di influenza politica, vuoi in termini di marketing. Alla luce dei recenti scandali, del resto, meriterebbero di essere rilette con occhio diverso anche alcune vicende che ci hanno riguardato da vicino. Pensiamo alle frizioni diplomatiche con l’Egitto dovute ai casi Regeni e Zaki. Senza nulla togliere alla drammaticità di queste storie e alla sacrosanta richiesta di verità per un giovane italiano barbaramente ucciso, è del tutto peregrino immaginare che il fortissimo investimento simbolico della sinistra per isolare l’Egitto possa aver avuto a che fare con il fatto che il Cairo è un competitor particolarmente inviso al Qatar? In questa azione di lobbying mondiale, lo stesso…

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