Roma, 30 dic – “Sul Covid, il modello restrittivo adottato in passato non ha funzionato, come stiamo vedendo anche in Cina. La mia idea è che si debba lavorare sulla responsabilizzazione dei cittadini e sulla prevenzione, piuttosto che sulla privazione delle libertà. E intendo continuare così anche in futuro”. E’ quanto scritto oggi da Giorgia Meloni sul suo canale Telegram. Affermazioni riprese puntualmente dalle agenzie, anche se il primo ministro non ha fatto altro che postare la risposta che aveva fornito durante la conferenza stampa “fiume” di fine anno. Laconico messaggio ribadito sic et simpliciter dunque, soltanto su Telegram. Non ve n’è traccia sui suoi canali social. Quasi a non volersi sbilanciare troppo.

La preoccupante circolare del ministero della Salute

D’altronde il ministero della Salute, in un’apposita circolare – dall’evocativo titolo “Interventi in atto per la gestione della circolazione del SarsCoV2 nella stagione invernale 2022-23” – è parso meno “libertario”. Perché in caso di peggioramento della situazione epidemiologica si prevedono: uso delle mascherine al chiuso, lavoro domiciliare e riduzione delle aggregazioni di massa, nonché ventilazione degli ambienti chiusi, intensificazione delle quarte dosi di vaccino anti Covid e pure un’ulteriore dose per determinate categorie a rischio.

Mascherine, quarte dosi, distanziamento, stop agli eventi affollati, smart working. Le tristissime parole d’ordine che ci hanno accompagnato fino alla scorsa primavera e che un po’ tutti confidavano di aver riposto nel cassetto dei brutti ricordi, ormai coperte di polvere, d’un tratto sono tornate in auge. Ora invece, a leggere le notizie sul Covid degli ultimi giorni, qualcuno teme già nuove chiusure, finanche lockdown veri e propri. Possibile?

Cara Meloni, sul Covid non si torna indietro

Quel che è certo è che qualcosa sta cambiando, anche nel lessico di un governo sin qui fortemente critico nei confronti della gestione pandemica dei precedenti esecutivi. E dire che il termine “restrizione”, nel vocabolario della destra – in particolare sponda FdI e Lega (sorvoliamo su Fi per carità di patria) – era introvabile. Al massimo erano rinvenibili tracce di altre parole, quasi afoni sussurri: precauzione, consiglio, responsabilità. Niente a che fare con imposizioni categoriche o provvedimenti draconiani. D’un tratto però, dicevamo, sembra essersi ribaltato tutto.

“Colpa della Cina”, urla qualcuno. “Non provate ad accusarci”, rispondono piccati da Pechino. Sta di fatto che le improvvise riaperture cinesi si traducono con l’incubo di nuove chiusure nel resto del mondo. Perché il dragone asiatico pare vivere adesso quello che hanno vissuto nel recente passato tutti gli altri e i virologi fanno a gara nel paventare altre spaventose varianti del Covid. Auspicabile esibizionismo. Sembra, in ogni caso, di rivivere già la politica terrorizzante che pensavamo di esserci lasciati alle spalle.

Ma no, non possiamo pagare noi lo schizofrenico modus operandi cinese, peraltro ammantato di misteri e totale assenza di trasparenza. Non resta allora che ricordare a Giorgia Meloni quanto dai lei più volte rimarcato, anche con l’ultimo messaggio di oggi: “Il modello restrittivo adottato in passato non ha funzionato”. Coerenza e coraggio presidente, non si torna indietro. Richiudere tutto sarebbe una catastrofe economica e sociale.

Eugenio Palazzini

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