Roma, 16 gen – “Non si può gettare il Paese nella palude e nel caos! Gli italiani sono stanchi e stremati. Non ci prestiamo a giochi di palazzo e stiamo nel Centrodestra. Continueremo a lavorare in questo frangente drammatico per il bene del Paese. I nostri valori non sono in vendita”. L’Udc si sfila quindi dai possibili “responsabili”, così come sono stati generosamente ribattezzati coloro che dovrebbero appoggiare Conte per evitare la caduta del traballante governo. I nostalgici della Dc, almeno stando alle dichiarazioni odierne, non andranno in soccorso al premier. E’ una notizia apparentemente trascurabile, non fosse che adesso l’esecutivo giallofucisa teme di non avere i numeri per restare a galla.



Senza la stampella Udc il governo Conte regge?

Se fino a ieri nella maggioranza si respirava un cauto ottimismo, oggi il futuro di Conte appare più incerto. Una strada che dunque si fa di nuovo tutta in salita per i sostenitori della continuità dell’esecutivo, visto oltretutto che 8 senatori annoverati tra i “responsabili” si sarebbero rifiutati di garantire il loro appoggio. Di conseguenza inizia a filtrare forte tensione anche nel Pd. “Siamo preoccupati per il Paese perché aprire una crisi al buio, come ha fatto Matteo Renzi con il suo partito, è incomprensibile per gli italiani e per tutti. Quindi cerchiamo una maggioranza politica che raggiunga gli obiettivi che ci siamo dati in Europa. Ci serve un patto di legislatura e una maggioranza politica che si impegni ad utilizzare al meglio i fondi del Recovery e a mantenere quella credibilità che abbiamo conquistato in Europa”, afferma Debora Serracchiani, vicepresidente del Pd. Preoccupati per il Paese o per la tenuta del governo di cui i dem fanno parte? Giusto una sottilissima linea rossa.

Se Conte piange, Renzi non ride

Intanto prosegue la caccia al senatore, con le trattative che proseguiranno serrate nei prossimi due giorni in attesa del decisivo voto di fiducia a Palazzo Madama a Conte che si terrà martedì. Ma se al momento il primo ministro piange, Renzi non ride. Nel pomeriggio è infatti arrivata la prima doccia fredda per Italia Viva, con il deputato Vito De Filippo è rientrato nel Pd. “È stata sbagliata la scelta di Italia Viva di aprire la crisi mentre il Paese è attraversato da tante difficoltà e sofferenze. Per questo lunedi voterò la fiducia al governo. Ho deciso di continuare il mio impegno parlamentare per favorire l’uscita dall’emergenza sanitaria e sociale e la necessaria ripresa economica nel gruppo del Partito Democratico riprendendo il filo di un percorso che viene da lontano e in questo senso ringrazio il segretario Zingaretti ed il capogruppo Delrio”, ha dichiarato De Filippo all’Ansa.
Nelle prossime 48 ore è verosimile che arriveranno altri “colpi di scena”, dall’una e dall’altra parte. Potremmo definirli colpi di teatro, ma è tutto già drammaticamente grottesco e si regge su un’unica parola d’ordine: evitare il voto.

Alessandro Della Guglia

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