Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 16 gen – Chi ha reso i social un posto per benpensanti? Che lo siano ormai è innegabile, non è permesso esporre idee diverse da quelle ormai dominanti. Non c’è posto qui. I social non sono un paese per chi non crede alle favole.



Tutto inizia dall’eliminazione del profilo Twitter del quasi ex-presidente Donald Trump. Da allora si è scatenata una bomba di eliminazioni di account e/o contenuti di chi non si conforma al pensiero unico. E mentre dalle parti di sinistra si esulta – qualcuno ha pensato anche di fare una torta con l’immagine del profilo disabilitato, per poter assaggiare concretamente il sapore della libertà – e attendono con ansia “la caduta, gli ultimi giorni di Trump”, la campagna “obiettivi sensibili” del social continua.

Il malinteso dei social “aziende private”

Partiamo da un esempio: sono il proprietario di un negozio. Nel mio locale tutte le persone che lo desiderano possono entrare. Per legge non posso fare una cernita delle persone che entrano sulla base di discriminazioni. Se affiggessi un cartello alla porta in cui nego l’entrata ad un particolare prototipo di persona, per preferenze personali, oltre ad andare contro la Costituzione sarei probabilmente etichettato come simpatizzante di teorie razziste. Così funzionano (funzionerebbero) anche i social: tutti possono (potrebbero) entrare ed esercitare i propri diritti. Ma allora perché vengono costantemente eliminati contenuti, che fatalità rispecchiano ideali non conformi al pensiero unico?

Perché “Twitter è un’azienda privata, perciò può fare quello che vuole”. Questa l’ultima speranza a cui si aggrappano i benpensanti a cui va a genio una censura mirata. Peccato che le cose non vadano propriamente così. Come ogni azienda privata, anche Twitter ha le sue libertà, che però non possono scavalcare la legge. La libertà di espressione non è un gioco: non può essere data o tolta in base alla persona che avete davanti. Non serve nemmeno andare dall’altra parte dell’oceano per trovare situazioni di questo tipo. La sera dell’11 gennaio giunge un’altra notizia: anche il quotidiano Libero, di Vittorio Feltri, è stato vittima della censura di Twitter. Andando a ricercare il profilo, infatti, questo risultava “temporaneamente sospeso”. Fortunatamente  è stato riattivato dopo 12 ore, senza che però venisse affiancata alcuna spiegazione.

La finta maschera dei “Termini di servizio”

Partiamo da questo per ricercare il modus operandi con cui i contenuti o i profili vengono rimossi.

Andando a scavare nei Termini di servizio, in particolare al punto “Contenuto dei Servizi”, si legge: “Tu sei consapevole che utilizzando i Servizi potrai essere esposto a Contenuti che potrebbero essere offensivi, dannosi, imprecisi […] Ci riserviamo il diritto di rimuovere il Contenuto che violi il Consenso dell’utente tra cui […] condotta illecita o molestia”. Cos’è il “Consenso dell’utente?” Nient’altro che per usare Twitter bisogna avere più di 13 anni.

Secondo lo stesso Twitter, quindi, i contenuti posso essere rimossi o se il proprietario ha meno dell’età indicata, o se vanno contro le regole vigenti in ogni social (istigazione all’odio, ecc). Dunque non ci sarebbe alcun motivo valido per escludere dal social chi espone le proprio ideologie, a patto che non induca alla violenza. E allora perché chi non si conforma al pensiero ha il costante il terrore di essere epurato? La spiegazione più fondata è quella di una sospensione – o addirittura la cancellazione – dovuta ad un numero massiccio di segnalazioni. Segnalazioni che ogni persona navigante in rete può eseguire. Ci si può accorgere, perciò, quanto sia facile che un contenuto che va contro un qualunque pensiero dominante (di cui i social sono pieni, basta fare un giro su Instagram per appurarlo) venga segnalato, nonostante, di fatto, non violi in alcun modo i termini.

Ecco perché, mentre i tweet di Donald Trump sono stati eliminati, quelli che incitavano ad altre rivolte, tra cui quelle del movimento Black Lives Matter – che in molte zone ha portato a scontri violenti e morti – resistono. Poiché socialmente – vale a dire: a discrezione di Twitter – accettate.

“Fact-checker” politicamente orientati

Interessante notare come i social, tra cui Twitter e Instagram, siano pervasi da profilo che realmente incitino ad azioni violenti, o addirittura a terrorismo o alla tratta di esseri umani. Provando a segnalare questi ultimi non si arriverà tuttavia ad alcun risultato concreto, ma vi apparirà un avviso in cui vi si annuncia che “Non sono stati riscontrate violazioni dei Termini di utilizzo”. Perché?

Qui entrano in gioco i “Fact-checker”. Parliamo di persone fisiche che controllano i contenuti postati in rete. Potremmo chiamarli i vigili dei social. Come facilmente intuibile, in mano a costoro passa la facoltà di censurare o dare risalto a un contenuto piuttosto che un altro. Per questo è necessario che le aziende di fact-checking siano apolitiche. Basta fare un giro nei siti italiani che si occupano di questo servizio per capire dove tira il vento. Lasciando da parte il complottismo, farsi delle domande è lecito. Basta digitare sulla barra di ricerca di Google “happy asian woman”, fatto? Ora cercate “happy black woman”, fatto anche questo? Ultima ricerca, scrivete “happy white woman”. Non si nota nulla di strano?

Alberto Emilio Pasini

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

5 Commenti

  1. Non bisogna mai dimenticare che dal 2008 (coincidenza vuole anno della crisi “subprime”!), è sorto immediatamente il fenomeno del social controll, grazie soprattutto ai boccaloni (milioni di milioni), che l’ hanno preso come vetrina di esibizionismo modaiolo senza capirne la portata e l’ origine vera (controllo globale); e adesso si fuma!!
    Come sempre decide chi comanda, specie sulla sua sicurezza. La questione è che su questa terra ci sono ancora diversi soggetti che determinano, comandano, è da qui nascono le uniche, ma pesanti frizioni. Con questo, che pensava fosse un “giochino”, il popolo è uscito fuori gioco. Sostanzialmente per vanità. Per il popolo recuperare è quasi impossibile se non è in grado di ribaltare chi comanda. Specie se resta la vanità.

  2. prova fatta…
    e il risultato è ributtante:
    ma anche senza fare quella prova,chi vede le spinte culturali
    con un minimo di spirito critico si rende conto facilmente che la cultura mainstream
    “spinge” da anni per eliminare o limitare la razza bianca dalla storia,
    per far posto ad asiatici sottoposti per cultura al controllo dello stato,
    e neri che formeranno la futura forza lavoro di bassa lega e carne da cannone.

    che dire?
    evidentemente siamo ritenuti un popolo scomodo….
    abbastanza ricco da non essere facilmente manipolabile,
    abbastanza coeso da aiutarsi quando le cose si fanno difficili,
    abbastanza colto da non seguire acriticamente gli imput che arrivano dall’alto,
    e con delle idee culturali sedimentate da secoli,che non ammettono un eccessimo controllo
    di governo e poteri forti sul cittadino….
    anzi,semmai pretendono che sia il governo,ad essere sottoposto al volere del cittadino,e
    che esso li difenda dai poteri forti:

    ergo…
    la cultura occidentale e le popolazioni europee e caucasiche in genere
    vengono considerate…
    SCOMODE.

    credo però che i padroni del vapore non si siano ancora resi conto di QUANTO,possiamo essere scomodi….SE LI IDENTIFICHIAMO COME NEMICI:

    e credo che nei prossimi anni se ne accorgeranno.

  3. Basterebbe cambiare, no? Invece di cercare di convincerli ad adattare le loro policy o subire i loro ricatti.
    C’è SIGNAL (WhatsApp), GAB (Twitter), MEWE (Facebook)

  4. Provate a fare le stesse ricerche indicate nell’articolo su DuckDuckGo invece che su Google e … sorpresa … tutto normale.
    Dipende dalle nostre scelte! Invece di lamentarci solamente, cominciamo ad usare gli strumenti alternativi. Se cominciassimo … dopo un po’ se ne accorgerebbero, eccome, attraverso i cali di fatturato (unica pressione possibile verso questi Moloch)!

Commenta