Roma, 24 dic – Mentre i sondaggi danno un Partito Democratico in caduta libera, addirittura sotto il 24%, Repubblica rivela un interessante retroscena che spaventa i vertici del Pd: il calo dei tesseramenti.

Numeri ufficiali non ce ne sono, ma cominciano a circolare quelli ufficiosi qualche settimana prima che vengano confermati: una ecatombe. I tesserati del 2017 sarebbero sotto i centomila, un dato terrificante visto che lo scorso anno erano sui 400.000.

Si tratta in realtà di una tendenza iniziata proprio con l’arrivo di Renzi ai vertici del partito (dicembre 2013) e a Palazzo Chigi (febbraio 2014): il Pd precipita immediatamente dagli oltre mezzo milione di tesserati del 2013 ai 380.000 del 2014. Una cifra che rimarrà poi indicativamente costante fino ad oggi, ma che non riesce a nascondere comunque situazioni di pericolo: il dimezzamento delle tessere in città come Torino o in realtà come l’Emilia Romagna è una perdita che non può venire nascosta dal fatto che la Toscana ha essenzialmente tenuto ed anzi ha aumentato il numero di circoli. In intere regioni la figura del tesserato sembra non esistere più, in particolare in Calabria o in Sicilia.

Curiosamente questa débacle inizialmente si deve a Renzi stesso che, fin dagli inizi, mostrò di voler penalizzare la figura del militante/tesserato/affiliato per puntare a quella, a sua analisi, più utile dell’elettore: una scelta col senno di poi discutibile e influenzata da pensieri in voga nel mondo della comunicazione politica un buon quindici anni fa quando si cominciò a parlare di “partito leggero”.

Nei fatti quella che sembrava essere una strategia oggi è una patologia che spaventa Renzi ed il suo cerchio magico e li indebolisce di fronte ai vecchi nemici di partito che hanno accettato obtorto collo la figura e le scelte di Renzi, ma ora stanno muovendosi per recuperare il consenso, con o senza l’ex sindaco di Firenze.

Sicuramente il ripescare l’imbarazzante tema dell’antifascismo come abbiamo visto nelle ultime settimana va a situarsi in questo contesto: il tentativo di titillare i pruriti politici di alcune frange Pd e il mostrarsi credibili di fronte ai propri simpatizzanti più trinariciuti tentando di far loro dimenticare gli imbarazzanti fallimenti e tradimenti ideologici dei vertici del partito.

Non deve pertanto stupire che si tratti di Repubblica a mostrare questi dati, a portare alla luce questo problema che rischia di danneggiare Renzi; stiamo assistendo ad un fenomeno che è parecchio tipico dei partiti postcomunisti Italiani: il tentativo di liquidare un leader impopolare, trasformandolo in enorme bersaglio, pur di salvare per quanto possibile la credibilità del partito.

Quel che è certo è che in queste elezioni Renzi ha tanti avversari e, con tutta probabilità, i più pericolosi stanno nel suo stesso partito.

Guido Taietti

5 Commenti

  1. Il fine dell’articolo è assai eloquente…..la sinistra la vedi e la soppesi da come e quanto si “accoltellano’ fra di loro,qualcuno potrebbe dirmi pure la destra ma come ben sappiamo forza italia non è destra….. tornando ai tesserati pd saranno sempre meno poiché gli italiani sono sempre più poveri e disperati….. non si sono accorti che a forza di aiutare immigrati,trans,gay e genderismo vario stanno distruggendo un intero ceto medio che non crede più nella politica…….e tantomeno nello sparaballe che ci ha regalato un così bel paese…

  2. Troppi stranieri troppo buonismo
    l’Italia non c’è la fa, sulla vecchia guardia stediamoci un velo pietoso
    a noi serve come in Francia un governo che duri cinque anni con il primo ministro scelto dal popolo,, non i vecchi pasticci che vedremo presto dove tutti vogliono la loro fetta, la perdita del referendum avrà un costo molto alto e lo pagheranno i nostri figli e i nostri nipoti

  3. Un tempo la vecchia sinistra si occupava di tematiche vicine ai lavoratori, oggi si sono dedicati a tematiche nuove e lontane dal popolo: immigrazione cultura gender e altre cose da radical chic e questo è il risultato.

    Affogano nel liquame puzzolente prodotto da loro stessi…..

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