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Roma, 23 giu – Ddl Zan, oggi il premier Mario Draghi riferirà in Parlamento dopo la richiesta del Vaticano di modificare il testo in rispetto dei Patti Lateranensi. Grande attesa quindi per le parole del presidente del Consiglio mentre infiamma la polemica politica. Ieri infatti la Santa Sede ha inviato una nota formale allo Stato italiano di revisione del ddl sull’omotransfobia – già approvato alla Camera – perché in alcuni contenuti violerebbe l’accordo di revisione del Concordato. Adesso Draghi dovrà trovare la quadra tra le richieste dei giallofucsia – disposti a rivedere gli aspetti contestati dal Vaticano ma intenzionati a far approvare la legge – e il centrodestra, ora più che mai contro il ddl, ritenuto (a buon diritto) un bavaglio censorio.



Ddl Zan-Vaticano, oggi Draghi risponde in Parlamento

E’ una domanda importante. Domani sarò tutto il giorno in Parlamento, me lo chiederanno sicuramente, e risponderò in modo più strutturato di quanto potrei fare oggi”. In conferenza stampa congiunta con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, Draghi ieri ha risposto così in merito alla polemica scatenata dall’intervento del Vaticano.

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La nota di monsignor Gallagher: “A rischio la libertà di pensiero e di organizzazione”

Nella nota inviata da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato (il ministro degli Esteri del Vaticano), “alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato”. Il nodo dunque è la “libertà di pensiero dei cattolici. Infatti, per esempio, il ddl non esenterebbe le scuole cattoliche dalla Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia. Mettendo dunque a rischio la “libertà di organizzazione”. Nella nota si manifesta proprio una preoccupazione delle condotte discriminatorie “per motivi fondati sul sesso”. Con il timore che l’approvazione della legge possa arrivare persino a comportare rischi di natura giudiziaria. “Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni”, è la conclusione del documento consegnato al governo italiano.

Un atto senza precedenti nei rapporti tra i due Stati

Si tratta di un atto senza precedenti nella storia del rapporto tra i due Stati. Mai, infatti, la Chiesa era intervenuta nell’iter di approvazione di una legge italiana, esercitando le facoltà previste dai Patti Lateranensi. Una mossa, che almeno secondo le fonti del Corriere, era già nota ai palazzi della politica. O quanto meno a Draghi. Sempre secondo il retroscena del quotidiano di via Solferino, oggi il premier dirà che “dovranno essere valutati gli aspetti segnalati da uno Stato con cui abbiamo rapporti diplomatici”. In sostanza, che non si potrà non tenere conto delle osservazioni della Santa Sede. Il difficile sarà intervenire nel dibattito parlamentare senza interferire ma indirizzandolo verso i nodi evidenziati dal Vaticano.

Draghi dovrà trovare la quadra tra giallofucsia e centrodestra

Per non parlare della polemica politica. In tal senso Draghi prenderà tempo, gettando acqua sul fuoco. Dal canto suo, il leader della Lega Matteo Salvini coglie la palla al balzo e plaude all’intervento della Santa Sede: “Bene, ringrazio il Vaticano per il buonsenso“. Il segretario del Pd Enrico Letta, preso atto della nota del Vaticano, obtorto collo si dice disposto a rivederla: “Noi sosteniamo la legge, ma naturalmente, siamo disponibili al dialogo“. Subito il presidente della commissione Giustizia in Senato, il leghista Andrea Ostellari, fa presente che “le audizioni sul ddl si possono ridurre”.

“Inauguriamo, finalmente, una fase di confronto, leale e costruttivo. Letta dia seguito a questa apertura e il Pd si sieda al tavolo“, dice ancora Salvini, ribadendo la richiesta di un accordo politico a tutto campo. Poi il leader della Lega invita Letta a un incontro “per garantire diritti e punire discriminazioni e violenze, senza cedere a ideologie o censure, e senza invadere il campo di famiglie e scuole“.

Intanto “Fratelli d’Italia conferma la sua ferma opposizione in Parlamento contro il ddl Zan – dichiara la leader Giorgia Meloni -. E’ una proposta liberticida che punta a punire con nuovi reati d’opinione chi non si allinea al pensiero unico, che non serve a combattere le discriminazioni ma al contrario finirà per colpire le conquiste raggiunte dalle donne e che vuole introdurre il gender anche alle elementari”.

Il premier dovrà dare una risposta al Vaticano

Resta il fatto che Draghi, dopo il confronto di oggi in Aula, dovrà dare una risposta al Vaticano. Garantire che il ddl verrà modificato secondo le osservazioni mosse dalla Santa Sede. Perché nessuno può permettersi – neanche l’ex numero uno della Bce – che il Vaticano una volta approvata la legge impugni il Concordato.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Ma scusate Salvini è fottuto di bruttu , i ricchioni capeggiati dal loro jihadista finanziario voglio il ricchionismo religione di stato perche semplicemnte i mass media di distrazione di massa ne fanno un messa! Disidratandoci i cocones con questa martellante campgna pubblicitaria sull’utilizzo degli orifizi come organizzazione dello spazio sociale!

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