Roma, 8 ott – Non si chiama ddl Zan, ma è la stessa fuffa arcobaleno. Una fuffa, però, molto pericolosa. Stiamo parlando della Strategia nazionale Lgbt+ per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. È questo il provvedimento presentato in Consiglio dei ministri da Elena Bonetti, ministro per le Pari opportunità del governo Draghi. Esatto, un governo dimissionario che dovrebbe occuparsi solo degli affari correnti. Eppure, la «ministra» renziana, forse intristita dal gramo destino del suo padrone, ha pensato bene di piazzare la zampata finale, poco prima del gong: in cauda venenum.

Torna il ddl Zan

Stando al ministro Bonetti, questo provvedimento sarà «vincolante» per il prossimo governo. In sostanza, un disegno di legge orwelliano e liberticida come il ddl Zan viene bocciato dal parlamento; ma un governo con i giorni contati lo approva, mascherandolo, per legare le mani alla nuova maggioranza, che non lo ha mai messo in programma – programma, è bene ricordarlo, che ha da poco ottenuto un ampio suffragio popolare. Tra l’altro non si tratta di quisquilie. La Strategia nazionale Lgbt, infatti, recepisce molte delle assurde proposte contenute nel ddl Zan. A partire, appunto, dall’identità di genere, e cioè il cavallo di Troia che permette agli uomini di identificarsi come donne e di danneggiare, appunto, proprio le donne.

Ci sono pure i corsi Lgbt nelle scuole

Ma non c’è solo questa corbelleria del self-id. Tra le linee guida del provvedimento figurano perle come i congedi parentali per i genitori dello stesso sesso, gli incentivi alle aziende che assumono persone transgender, il «doppio libretto» universitario per studenti trans e la «prevenzione all’intolleranza omofobica e transfobica» negli istituti scolastici. In pratica, per tradurre dal burocratese, si tratta di corsi Lgbt nelle scuole. Ma non è finita qui: è previsto anche un dettato preciso per il mondo dell’informazione. I media, infatti, saranno tutti coinvolti «nel contrasto agli stereotipi e ai pregiudizi nella rappresentazione delle realtà Lgbt+». Tradotto: i giornalisti dovranno «costruire contenuti multimediali che rappresentino l’identità Lgbt+ in maniera positiva». Orwell scansati proprio.

Leggi anche: Multa a chi offende gli Lgbt, a Monterone (LC) vige già il Ddl Zan. Con il sì del centrodestra

L’ira di Fratelli d’Italia

Naturalmente, questa porcata del governo Draghi ha mandato su tutte le furie Fratelli d’Italia, che ha affidato l’espressione del proprio disappunto all’ex portavoce del Family Day, Eugenia Roccella: «Ricominceremo tutto daccapo con la nostra linea. Questa non solo è una mossa scorretta ma è anche insensata. La Strategia nazionale serve ad applicare in Italia le norme Ue, varate nel 2020. Il governo ha avuto due anni di tempo e farlo ora, a pochi giorni dall’avvicendamento, è solo una trovata pubblicitaria; non si possono prendere impegni per il governo successivo». Staremo a vedere.

Elena Sempione

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5 Commenti

  1. Vergognoso,letame comunistoide indegno,uno schiaffo alla famiglia in barba alla presunta democrazia………. ridicoli ed inadeguati, nullafacenti indegni ……..a lavorare, cialtroni.

  2. Ma questa ministra sarà per caso una trans ? Non vorrei essere suo marito, forse avrà fatto scorta di mutande di lamiera.

  3. Basta prendere per il culo!

    Qualsiasi provvedimento legislativo è emendabile e finanche abrogabile con provvedimento legislativo successivo.

    Il nuovo Governo ha i numeri per farlo, basta un disegno di legge di un articolo “Si intende abrogato…” a meno che dopo l’iscrizione all’Aspen Institute anche la Meloni sia obbligata alle marchette LGBT e quella di FdI sia finta indignazione per coprire la verità marchettara.

    Ovviamente come d’uso con osservanza ed ex art. 21 Costituzione

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