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Roma, 5 mag – L’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi era stato accolto in un’atmosfera di inconsueta unanimità. Dai media ai politici, tutti si erano scapicollati a stendere il tappetino rosso all’ex governatore della Bce, assurto di colpo a «salvatore della patria». Sembrava di vivere in un sogno. Poi, però, il brusco risveglio. Nella sua squadra, Draghi ha imbarcato personaggi improbabili, «trombati» e riciclati. Quello che doveva essere il «governo dei competenti» si è ritrovato al ministero della Salute l’imbarazzante Roberto Speranza. Che, per non saper né leggere né scrivere, ha proseguito nella sua folle politica delle chiusure a oltranza. Insomma, su questo punto decisivo, nessuna discontinuità con il Conte II. E infatti i sondaggi, per ora, stanno punendo Draghi e il suo esecutivo.

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Un governo che divide gli italiani

Al momento dell’insediamento il governo aveva ottenuto un consenso bulgaro, che sfiorava il 60 per cento delle preferenze. Ma adesso, appunto, la luna di miele tra il premier e l’elettorato pare finita. A rilevarlo sono diversi sondaggi, tra cui quello realizzato da Tecnè-Dire, secondo cui, dal 13 febbraio al 23 aprile, il governo ha perso quasi 12 punti percentuali: dal 58,4 al 46,7 per cento. Di più: il governo Draghi polarizza fortemente il giudizio degli italiani. Alla domanda secca «Ha fiducia nell’esecutivo?», il campione si è scisso in due tronconi di fatto equivalenti tra il sì (46,7) e il no (43,4), con i favorevoli che sono scesi del 2 per cento in una sola settimana.

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Draghi sondaggi

Draghi nei sondaggi

Ma se il consenso per il governo implica un giudizio anche sui ministri, nei sondaggi è visibile una caduta nel gradimento anche di Draghi in quanto leader politico. In circa due mesi, infatti, il presidente del Consiglio è sceso dal 61 al 51,1 per cento, perdendo cioè la bellezza di 9 punti percentuali. Per gli esperti, su questo calo hanno pesato le decisioni sul condono delle cartelle esattoriali, la chiusura dell’Italia per l’intero mese di aprile, i ripetuti ritardi nella campagna vaccinale e il recente decreto sulle (insoddisfacenti) riaperture. Insomma, questi non sono proprio numeri da «salvatore della patria»…

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