Roma, 21 nov – Avevamo previsto il possibile ritorno alle restrizioni in avvicinamento al periodo invernale, motivate da un presunto riacutizzarsi dell’emergenza pandemica. I continui appelli di esponenti della maggioranza nel corso dell’estate, in particolar modo di quelli del centrosinistra e del ministro Roberto Speranza in particolare, avevano preannunciato nuove limitazioni. Anche in ragione di ciò, non sorprende affatto che si prevedano nuove quarantene e chiusure dei locali pubblici, soprattutto nel corso delle imminenti festività natalizie.



Non esiste alcuna ragione per chiudere

Quel che appare assurdo è la mancanza di motivazione sanitaria di tali decisioni, che andrebbero comunque osteggiate e criticate in ogni caso perchè lesive della libertà dei cittadini. E’ doveroso annotare come la percentuale nazionale delle terapie intensive occupate sia stabile da settimane al 5% e che il numero dei nuovi contagi sia ampiamente inferiore a quello delle altre nazioni europee.

Questo dovrebbe rappresentare ulteriori ragioni per promuovere esclusivamente degli appelli rasserenanti attraverso la comunicazione governativa e mediatica. In particolar modo risulterebbe utile paragonare i dati attuali di contagi ed occupazioni ospedaliere con quelli dell’anno scorso: centinaia di posti letto in più risultano oggi disponibili in ogni regione, dimostrando come l’attuale allarmismo non abbia alcuna solida motivazione scientifica.

Lo stato di emergenza come unica salvezza per il centrosinistra

La vera ragione per cui l’esecutivo utilizzi la tensione e lo spettro dell’emergenza sulla popolazione è motivata nella stabilità politica che da essa deriva. Sin dal principio la pandemia ha fornito un alibi utile ai governi per evitare le crisi e, soprattutto, scongiurare il ritorno alle urne. Eventualità che comporterebbe il crollo elettorale di numerosi partiti e la non rielezione di buona parte degli attuali parlamentari. Ad essere maggiormente sfavorito risulterebbe il centrosinistra, in totale ridefinizione interna e con un possibile schieramento unico delle forze liberal-progressiste ancora in cantiere.

Inoltre, la prossima partita politica dell’elezione del Capo dello Stato risulta fondamentale per le forze parlamentari, con il centrosinistra impegnato nel cercare di mantenere lo status quo. Con la scusa dell’emergenza pandemica risulterebbe possibile impedire l’elezione di Draghi al Colle, motivata dall’impossibilità di trovare una degna figura sostitutiva. In tal modo Pd e M5S potrebbero tentare di convincere Mattarella, rieleggendolo temporaneamente al Quirinale, a rimanere in carica sino alla scadenza naturale della legislatura. L’attuale Presidente della Repubblica sembrerebbe non interessato ad una rielezione, soprattutto se limitata nel tempo e priva del prospetto di un ulteriore settennato. E’ però risaputo che le vie della politica sono infinite. E fino all’elezione del nuovo Capo dello Stato nessun nome possa realmente ritenersi fuori dai giochi. Tantomeno quello di un uomo che risulterebbe così comodo alle intenzioni politiche del centrosinistra.

Tommaso Alessandro De Filippo

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3 Commenti

  1. Ma qualcuno ancora ha conoscenza che il centro-sinistra comanda dagli anni ’60, con Berlusconi e leghisti come utili contrappesi? O la memoria collettiva si è cancellata come un misero file?

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