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Roma, 10 feb – Mattarella s’è desto: ieri, nel suo intervento alla cerimonia per il Giorno del Ricordo che ha avuto luogo al Quirinale il presidente della Repubblica ha messo – finalmente e incredibilmente  – a tacere tutte le viltà esplose nei giorni scorsi contro i massacri delle Foibe. Secondo Mattarella gli eccidi non furono «una ritorsione contro i torti del fascismo, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare», ma  «frutto di un odio che era insieme ideologico, etnico e sociale». E ha proseguito puntando il dito contro i «comunisti jugoslavi» che crearono un «teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, lì da sempre residenti». Le foibe sono «un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente», ha detto il presidente.



Il fascismo non c’entra

Per Mattarella l’ideologia politica non fu una causa dei massacri: «Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale», perché «vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni». E punta il dito contro l’ «ingiustificabile cortina di silenzio» caduta su questi orrori. «Certa propaganda legata al comunismo internazionale dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l’avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era così, erano semplicemente italiani», ha affermato il presidente.

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Una ferita di tutti gli italiani

«L’istituzione, nel 2004, del Giorno del Ricordo, votato a larghissima maggioranza in Parlamento, dopo un dibattito approfondito e di alto livello, ha suggellato questa ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare», ha asserito Mattarella nella conclusione del discorso. Stabilendo che le Foibe sono una «ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale, per troppo tempo accantonata». Per una volta, non possiamo che essere pienamente d’accordo con lui.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. rispetto a quel Presidente che ai funerali di quel maiale di tito ebbe la sfrontatezza di baciarne la bara,un salto di qualità davvero importante in termini di Patria.

  2. L’ orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta…
    Questa uscita non migliora l’opinione che ho del Presidente Mattarella, anche se per una volta sono d’accordo con lui.

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