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Roma, 30 ott – Non gliene va una giusta a Luigi Di Maio. Mentre continua a crescere il malcontento dei pentastellati attorno alla sua figura, ora arriva anche la beffa. All’interno della manovra spunta infatti il salvataggio di Radio Radicale. Una decisione che può essere letta come un affronto al capo politico del M5S, da sempre contrario al finanziamento pubblico della nota emittente radiofonica. Un motivo, del resto, per cui Di Maio si era già scontrato con Matteo Salvini ai tempi del governo gialloverde.

Un trattamento di favore?

Come si può leggere nella bozza di legge di Bilancio, «il Ministero dello Sviluppo economico è autorizzato a prorogare, per gli anni 2020-2022 il regime convenzionale con il centro di produzione Spa. A tal fine è autorizzata la spesa di 8 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2020-2022». In sostanza, nei prossimi tre anni, Radio Radicale riceverà la bellezza di 24 milioni di euro dallo Stato italiano. Com’è noto, questi finanziamenti vengono elargiti all’emittente per trasmettere le dirette dal Parlamento, i congressi di tutti i partiti e le udienze dei processi di maggiore rilevanza politica.

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I 250 milioni di Radio Radicale

Il M5S, com’è noto, è sempre stato contrario al finanziamento pubblico di organi di partito, qual è appunto Radio Radicale. Di Maio, in particolare, ha recentemente dichiarato: «Negli anni sono stati dati circa 250 milioni di euro di soldi pubblici a Radio Radicale, che è una radio privata. Dove sono finiti questi 250 milioni? Che ci hanno fatto? Perché sono stati dati tutti questi soldi a un’azienda privata?». Ma niente da fare: il Partito democratico ha tirato dritto per la sua strada e ha inserito l’emendamento nella bozza della legge di Bilancio. L’ennesimo sgarbo in una maggioranza, quella giallofucsia, che appare sempre più traballante.

Elena Sempione

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