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Quanti sono gli immigrati in Italia? Difficile dirlo con precisione: con un calcolo indicativo si arriva a stimare che il 10% delle persone sul territorio italiano sia costituito da stranieri. Gli stranieri regolari sono 5 milioni e 600mila, ai quali – se si aggiungono i richiedenti asilo (circa 80mila) e gli irregolari, stimati sul mezzo milione – si arriva a circa 6 milioni e 300mila.



Questo per utilizzare le categorie giuridiche. Se qualcuno volesse azzardare un discorso più sociologico, si dovrebbe tenere conto anche del numero dei cittadini italiani, immigrati di seconda generazione, che plausibilmente mantengono un forte legame, se non con la loro patria di origine, almeno con la cultura della famiglia. Ma quest’ultimo, purtroppo, è un numero più difficile da identificare al momento. Esistono dati aggiornati al 2018 che parlano di circa 1,3 milioni di «nuovi italiani» (circa il 15% dell’intera coorte anagrafica dei minorenni).

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2021

La metamorfosi della sinistra

Parliamo quindi di un numero importante di persone presenti sul territorio italiano, che – tutti o in parte – si possono percepire come «stranieri»: un 10-12% dell’intera popolazione del Paese tradizionalmente ignorato da metà del sistema politico italiano. Infatti, mentre per il centrodestra lo straniero è solitamente o lo spauracchio da sventolare per avere un argomento elettorale o, in altri casi, un alleato per appagare la ricerca di manodopera a basso costo purché disposta «ad integrarsi», la sinistra ha affrontato e approfondito questo tema a lungo.

Ovviamente non è solo una questione elettorale – che pure ha la sua importanza, soprattutto in prospettiva – ma anche politica in senso più ampio. La sinistra ha potuto parlare per decenni alla società italiana in nome degli immigrati, influenzando il modo in cui la società stessa ha pensato lo straniero; soprattutto, si è conquistata il monopolio politico della gestione di ogni dibattito riguardante l’immigrazione.

Tuttavia, con la trasformazione della sinistra di massa in sinistra urbana che abbiamo visto negli ultimi 30 anni, l’agenda politica progressista si è gradualmente spostata dai temi sociali – dove ha scelto come referenti il ceto finanziario italiano e il capitalismo nazionale più parassitario – a temi di natura etica e di costume. Avendo come segmento sociale di riferimento il ceto abbiente urbano che non soffre di preoccupazioni economiche, ha potuto infatti lasciare briglia sciolta alla propria visione del mondo iper-progressista, parlando principalmente di sessualità: la battaglia più importante dell’ultimo anno, per una sinistra che evidentemente vive completamente fuori dal mondo, è stata infatti il ddl Zan. Non serve sottolineare che nel bel mezzo di un governo di larghe intese nato – quanto meno in teoria – per gestire la più grossa crisi sanitaria dalla nascita della Repubblica e le relative cadute economiche e politiche, preoccuparsi del ddl Zan non significa fare benaltrismo: significa semplicemente non avere più alcun legame con la società italiana.

Immigrati contro il ddl Zan

Tuttavia, se il ddl Zan è stato accolto con relativa indifferenza dagli italiani – evidentemente preoccupati da altro, nonostante la grancassa della propaganda avesse lavorato al massimo dei giri tirando in mezzo per la prima volta persino una intera armata di influencer – qualcosa si è mosso tra le comunità immigrate italiane, in particolare tra le comunità di religione islamica. Nel mondo islamico italiano (che include all’incirca una metà di italiani convertiti e non necessariamente extracomunitari di prima o seconda generazione), ad esempio, c’è stato un discreto fermento. Riviste come La Luce di Davide Piccardo hanno provato a sollevare la questione all’interno del mondo islamico italiano: sia in merito all’incompatibilità tra l’islam e il progetto di società che propone il ddl Zan, sia – più in generale – a come l’islamico, e in particolare l’immigrato islamico, debba rapportarsi col sistema politico italiano. Non si tratta di un caso isolato: il dibattito in quel mondo è in fermento anche su altre riviste e piattaforme.

Se l’islam è chiaramente un amplificatore di questo dissenso, in generale un discorso di contrarietà a buona parte degli aspetti presenti all’interno della legge Zan è presente in grandissima parte delle comunità immigrate che arrivano da luoghi e culture dove difficilmente si ritiene accettabile il modello di società che il ddl Zan propone. La sinistra assiste sbigottita a questo fenomeno, cercando di tenere un profilo basso per non essere messa all’angolo e ammettere esplicitamente che non è possibile farsi contemporaneamente portatore delle istanze del mondo Lgbt e del mondo degli immigrati, in particolare di fede islamica. Servirebbe fare una scelta.

E la destra fischietta

Il centrodestra, in modo ancora più colpevole, è completamente assente da questo dibattito, mentre sarebbe intelligente cercare attivamente interlocutori per lavorare a lungo termine e approfondire questa spaccatura tra sinistra e (alcuni) immigrati. Tuttavia è abbastanza probabile che il centrodestra…



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3 Commenti

  1. L’ attuale sottospecie di sinistra non assiste sbigottita a questo fenomeno… Punta tutto sul fatto che gioca “in casa” per poi agire di coercizione anche in trasferta. E la cosiddetta dx, non dissente realmente perché mangia nello stesso piatto. In brevissima sintesi.

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