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Roma, 29 apr – Mentre tutto il mondo si commuove per il nuovo ma vintage spot della Barilla (con la musica che portrebbe sull’orlo delle lacrime chiunque) le femministe fanno quello che gli riesce meglio: incazzarsi.

Barilla sotto accusa delle femministe

Sia chiaro, le femministe s’incazzano spesso e ultimamente a ragione, basti vedere la lotta senza quartiere che stanno facendo al Ddl Zan e alle sue “peculiari” idee sull’identità di genere. Ma spesso s’inalberano per inezie o per cose incomprensibili, come la nuova grafica che campeggia su uno dei pacchi di pasta della Barilla. L’immagine, invero molto bella, rappresenta una donna nuda, stilizzata, che tiene in mano delle piante di grano. Poetico, dite? Ma anche no.

“Arte patriarcale, donna nuda”

“Stamattina scopro che per giustificare l’oggettificazione femminile basta che maschi misogini (in questo caso Picasso, ispirazione indubbia di questo disegno) abbiano nella loro vita spruzzato un po’ di linee e colori sulle tele” si legge nel post della pagina Female Matters. “Nulla può essere sacro per il femminismo, anche l’arte. L’arte non è un dono degli alieni, è nata e si è sviluppata in una società patriarcale. All’interno della stessa arte le donne sono state silenziate, è stato impedito per secoli l’espressione femminile, le donne non hanno mai avuto modo di autorappresentarsi”, si legge ancora. “Il legame tra il corpo nudo femminile e la fertilità non è più valido in questa società dove le donne vengono utilizzate come bene di consumo per vendere prodotti. C’è tanto da dire su questa immagine, e farlo non significa essere bigotte o contro l’arte, ma analizzare il fenomeno dell’oggettificazione femminile in profondità“.

Ma gli uomini se la passano meglio?

Basterebbe appena fare mente locale per ricordare che, in tempi di patriarcato ben più manifesto, il simbolo nerboruto dei biscotti Plasmon era un aiatante giovinotto che imprimeva il nome della barca su un capitello. Per non parlare, poi, degli irragiungibili modelli di bellezza maschili rappresentati in ogni pubblicità di profumi dove bellocci per niente accadalti o affaticati attraversano il deserto, nuotano in piscine olimpioniche, cavalcano beste mitologiche, solo per spruzzarsi un po’ di essenze. Pare che in quanto a “sessualizzazione” forsennata del corpo ormai, nel 2021, siamo sullo stesso livello (alienante per tutti i comuni mortali).

Donna = fecondità: crimine da legge Zan!

Inoltre, il fatto che la Barilla si richiami ancora a un’immagine ancestrale come quella della donna simbolo di fecondità è di per sé rivoluzionario: oggi come oggi anche solo lasciar intendere che le donne sono le uniche a poter rimanere incinta sembra violare le libertà dell’esercito Zan. Chiaramente è solo marketing ma da donna, dico … fosse tutto così, il marketing, “tradizionalista” come la Barilla.

Ilaria Paoletti

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