Roma, 31 dic – La giornata nazionale dei “figli d’Italia” è l’ultima proposta della maggioranza, partorita a Palazzo Madama, come riporta Adnkronos. L’idea è quella di lanciare una celebrazione delle nuove generazioni, sul modello di quanto già avviene per i genitori (mamma e papà).

“Figli d’Italia”: il ddl del senatore FdI

A proporre la questione è il senatore Andrea De Priamo, primo firmatario del ddl, depositato lo scorso 28 dicembre. Così parla l’esponente di FdI nel merito: “È una proposta che nasce dall’interlocuzione con alcune associazioni che si occupano dalla famiglia. L’intenzione è quella di dedicare una giornata ai figli, sulla scia della festa del papà e della mamma”. La festa dovrebbe tenersi il 15 giugno. Il senatore, poi, aggiunge: “Per noi la famiglia è centrale. Per questo abbiamo pensato a un riconoscimento per i figli, con interventi che vanno dalle borse di studio all’introduzione di un premio nazionale da assegnare a chi si sia reso protagonista di azioni meritorie, iniziative creative. Essendo una giornata nazionale, il nome è sicuramente evocativo. Rimarca l’appartenenza all’identità nazionale“.

L’idea di progenie

Senza insistere troppo sulle ovvietà, ragionare sulla questione è d’uopo. Chiaramente – e qui stanno le banalità – un ddl che diventi una data simbolica, da sola, non serve a molto. Ma l’idea di concentrare una celebrazione nazionale sulle nuove generazioni, sui giovani che tanto mancano a questa Nazione, è di indubbio valore e non può essere scoraggiata. In generale, avviare un processo culturale sull’idea della progenie è molto importante. Si è parlato molto di quanto la denatalità non sia esclusivamente un fattore economico, dal momento che, in epoche perfino più misere di questa, gli italiani procreavano in misura decisamente maggiore. Ovviamente, a rendersi conto di questo aspetto non poteva essere il mainstream, concentrato esclusivamente su bonus e discorsi materiali (che, a scanso di equivoci, sono comunque estremamente importanti e non vanno tralasciati per nessuna ragione).

Poco si è ragionato, finora, dal punto di vista culturale. Dunque promuovere la concezione di progenie, darle un valore positivo agli occhi delle masse, esporne i lati più belli e validi che spaventano di più le nuove generazioni di adulti, sarebbe enormemente positivo. Sarebbe enormemente positivo, in generale, avviare qualsiasi processo pedagogico che porti le masse medesime a volere un po’ più bene a questa terra e al proprio popolo. Certamente, a patto che non si tratti solo di una singola data segnata sul calendario, che vorrebbe dire poco o nulla, ma che vi siano dietro una visione e un progetto, che si concretizzino nella ferma intenzione di pubblicizzarla, di parlarne nelle scuole, sui giornali, di renderla seducente e accattivante in ogni modo e – perché no – di avviare una nuova “tradizione” di cui questo Paese avrebbe disperatamente bisogno: una tradizione che creda nel futuro ma soprattutto nella sua identità. Riuscirà l’esecutivo a farlo? Il futuro non è in mano nostra, ma un augurio sincero è dovuto in ogni caso.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. Le “feste” laiche ateo guidate hanno reso il calendario un immondezzaio di frammentazioni privo di qualsiasi possibilità di utilizzo, riutilizzo, riciclaggio extra-numerico.

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