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Roma, 23 lug – Arriviamo subito al punto: la Lega non piace a Mario Draghi. Il partito guidato da Matteo Salvini appare isolato nel governo, ininfluente sui temi cardine del dibattito politico, quasi sbeffeggiato da un premier che sembra considerare Salvini un paria. La questione è ben più sostanziale della sparata di Draghi, pur non casuale e chiaramente indirizzata al leader leghista. Le differenze di vedute possono starci, sono pressoché inevitabili all’interno di un esecutivo talmente variegato da avere più punti di scontro che di raccordo, con il possibile via libera del Senato al ddl Zan che può tramutarsi in punto di non ritorno. Non è altresì normale che la Lega venga messa all’angolo sulla gestione dell’emergenza, peraltro prorogata fino al 31 dicembre.



La Lega ha un grosso problema con Draghi

L’immagine plastica della conferenza stampa di ieri sera non è liquidabile come scontata. Draghi ha scelto di avere accanto il ministro della Salute più contestato dalla Lega e quello della Giustizia più inviso ai Cinque Stelle. Ha insomma tracciato una linea per marcare una strada segnata da subito, ovvero dal giorno in cui è stato nominato primo ministro: qua decido io e tutti devono accodarsi senza troppe discussioni. Draghi lascia sbraitare tutti, proporre emendamenti, scrivere stati infuocati sui social, ma a leghisti e pentastellati non fa toccare palla in Parlamento su restrizioni anti Covid, giustizia ed economia. Adesso chi ha contestato e continua a non vedere di buon occhio la Lega in questa maggioranza di governo, può facilmente rivendicare la bontà di un’intransigenza invocata e disattesa.

Non si accontenta di qualche meme sul green pass dal sapor d’opposizione berciata. Né può fischiettare di fronte a batoste e impietosi sondaggi. C’è un’importante fetta di elettorato di destra che teme di essere relegata nei meandri dell’irrilevanza. Per fungere da calamita di quei cittadini, i leghisti non possono allora limitarsi a comunicati stampa assolutori nei confronti del proprio operato.

Ma quale soddisfazione

Prova ne è quanto pervenuto ieri alla stampa, da fonti della Lega, prima dell’annuncio delle draconiane imposizioni governative. “Soddisfatti per alcune nostre richieste accolte: nessun divieto per i viaggi su treni, aerei e autobus, nessun obbligo per lavoratori, giovani e studenti, rinvio a settembre di eventuali restrizioni. In CDM i ministri della Lega chiederanno (come chiesto dalle Regioni) di tenere al 20% il tetto delle Terapie Intensive (che oggi sono occupate in media al 2%) per il cambio di fascia, l’esclusione dei ristoranti e dei bar dall’obbligo di utilizzo del lasciapassare, la riapertura immediata (anche col Pass) delle discoteche e la gratuità dei tamponi per chiunque sia sprovvisto del Pass. Salvare vite e posti di lavoro allo stesso tempo, senza multe e costrizioni, è il nostro obiettivo”. Parliamoci chiaro: la Lega sa bene che buona parte di queste richieste, verosimilmente, non verrà accolta dal premier. E sa altrettanto bene che sono poca roba rispetto a quanto chiesto dal proprio elettorato. Ha quindi bisogno di mostrarsi del tutto insoddisfatta e dunque infuriata, non soddisfatta per determinate scelte di Draghi. Pena un tracollo che rischia di rivelarsi irreversibile.

Eugenio Palazzini

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