Roma, 24 ott – Dopo la Boldrini, è il turno di Michela Murgia di lamentarsi delle scelte “stilistiche” di Giorgia Meloni. Quest’ultima ha infatti espresso al volontà di usare il maschile nelle comunicazioni ufficiali, quindi «il presidente» e non «la presidente», come peraltro fatto in precedenza dall’ex presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Una scelta che secondo la scrittrice rappresenterebbe un «modello di potere maschilista» e sarebbe in contrasto «con la lingua italiana».

Una strana idea di libertà di scelta

Che sia propria la Murgia a dire la sua sulle scelte grammaticali della Meloni suona abbastanza ironico, proprio lei che da anni vorrebbe imporre l’uso della schwa e svilisce di fatto la lingua italiana. Sotto le varie verniciature ideologiche e gli appelli all’inclusività c’è qualcosa di peggio. Come dimostra anche la polemica contro la Meloni, si è liberi di scegliere finché si sceglie “bene”, ovvero fintanto che si seguono i dogmi inflessibili del pensiero progressista e del politicamente corretto, di cui guarda caso la Murgia si fa interprete e gran sacerdotessa per tradurre anche a noi comuni mortali il verbo della cultura woke. Un atteggiamento di chiusura e di forte ipocrisia a cui è notevolmente avvezza, non a caso nel dibattito intorno alla schwa aveva accusato di fascismo quegli intellettuali che avevano lanciato una petizione per rivendicare il diritto di non usare asterischi o schwa. Insomma, per la Murgia la libertà di scegliere va a corrente alternata.

Michela Murgia contro la grammatica

In un’intervista rilasciata ad Adnkronos, la Murgia spiega la propria opinione partendo dal mero dato grammaticale: «Bisognerebbe chiedere a Giorgia Meloni per quale motivo ce l’ha con la lingua italiana. Perché “il presidente” ha il suo femminile che è “la presidente”, quindi non è che si può arbitrariamente decidere quale parte della grammatica italiana rispettare e quale parte no. Quindi non è questione di femminismo, è questione di parlare la nostra lingua». Non solo cerca di far passare come naturale qualcosa di ideologico, ma nel farlo sbaglia pure. Come specificato dal presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, la nostra lingua permette entrambe le diciture, il quale addirittura cita l’esempio di Napolitano: «Chi preferisce le forme tradizionali maschili ha comunque diritto di farlo, secondo l’opzione che fu a suo tempo di Giorgio Napolitano (che preferiva “il presidente della Camera” anche se era una donna, Laura Boldrini)».

«Il modello di potere di Giorgia Meloni è quello maschilista»

Dopo questo strafalcione, la scrittrice sarda passa ad analizzare la scelta della Meloni sotto un altro profilo: «Dal punto di vista simbolico lei, che pretende l’articolo maschile sta dicendo “io governerò come un maschio”. E questo credo sia la migliore risposta possibile a chi gioisce per una donna al potere. Non è il sesso di chi comanda che conta, è il modello di potere che si ricopre. Il modello di potere di Giorgia Meloni è quello maschilista “al maschile”». In altre parole, la Meloni sarebbe intimamente maschilista ed in un certo senso il suo essere donna sarebbe da sconfessare. Insomma, una donna per essere tale dovrebbe essere per forza di cose femminista, ma nella precisa accezione di un femminismo stereotipato, di sinistra, ottusamente progressista. Anzi, si viene a creare un curioso aut aut, o le donne scelgono quello che dicono gli uomini o scelgono quello che dice la Murgia. Evidentemente la Murgia non è nemmeno poi così “aggiornata” a riguardo dello stesso tipo di pensiero che vorrebbe difendere. Che senso ha parlare di potere «al maschile» o «al femminile» quando ad essere sbagliato è lo stesso “binarismo” di genere? Non era lei a voler imporre l’uniformante schwa proprio per superare maschile e femminile? Non starà per caso assumendo il genere della Meloni? Domande a cui speriamo di non avere davvero risposta, ma che dimostrano tutti i cortocircuiti e le idiosincrasie di una certo tipo di approccio che ha ormai dismesso ogni coerenza ed ogni contatto con il reale.

Michele Iozzino

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3 Commenti

  1. Devo dire che come femminilità la Murgia avrebbe poco da insegnare, ma vista la latitanza di idee, qualcosa bisognava che si inventasse per buttarla in caciara

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