Roma, 11 apr – Dopo l’inaugurazione del Partito Democratico a guida Zingaretti, l’apertura del così detto forno del Movimento 5 stelle potrebbe trovare terreno fertile nei festeggiamenti del 25 aprile. Salvini ha dichiarato che non presenzierà all’altare della Patria per commemorare la Liberazione, in quanto la sua agenda è piuttosto fitta e preferisce partire per la Sicilia dove la lotta alla mafia è la sua priorità. Di Maio, al contrario, e non che non potessimo aspettarcelo da un oracolo della banalità come lui, ha affermato tutto impettito che non mancherà all’evento di fine mese poiché “è un giorno importante per la nostra storia, in cui festeggiamo chi ha vinto, i nostri nonni che hanno condotto una battaglia contro un regime e che hanno ottenuto il risultato di darci la libertà e la democrazia”. La natura piuttosto scontata e storicamente corretta del Movimento 5 Stelle viene a galla, e va di pari passo con quella conosciutissima del Pd che dall’ultimo congresso ha ritrovato la sua anima di sinistra: sembrava sperduta nei meandri della rottamazione sciattona di Renzi.

Le vicende taciute e i “nuovi partigiani”

Il ministro del (sotto)sviluppo economico ha anche precisato che lui starà “dalla parte dei nostri partigiani che ci hanno liberato, non dalla parte di chi parla male dei partigiani o di chi vuole dire che il 25 aprile non è stato il giorno della Liberazione”. Non vorremmo che qualcuno adesso provi a tacciare di pericolosità e attentato alla democrazia chiunque provi, settant’anni dopo, a fornire uno spaccato diverso su un periodo storico tutto raccontato da una parte sola. Prendiamo Giampaolo Pansa, certamente non uomo di destra né tanto meno simpatizzante di Mussolini, ma giornalista e storico puntiglioso che decise ormai anni fa di scoperchiare il calderone delle nefandezze compiute dai partigiani e delle loro vere intenzioni. Dopo qualche migliaio di pagine scritte e raccolte in libri che hanno ottenuto un successo strepitoso, raccontando vicende taciute da Fiano e dai libri di storia, Pansa continua a ritrovarsi i soliti esaltati violenti che alle sue presentazioni compaiono col preciso scopo di impedire la divulgazione delle sue tesi. E le sue tesi riguardano la storia della resistenza italiana che risulta più opaca di quanto si possa credere, soprattutto per il fine ormai noto che la maggior parte dei partigiani stava perseguendo e che consisteva nell’importazione del bolscevismo in Italia.

Novità, questa, già presente nelle menti acute dei socialisti del biennio rosso, proprio quando vennero fondati quei Fasci italiani di combattimento che, godendo di un seguito e di un consenso massicci, da soli si opposero a questa scelleratezza. Non pensiamo, però, che per poter sostenere queste idee si debba ogni volta ribadire la propria contrarietà alle dittature e alle leggi razziali, rinnovando il cordoglio a Fiano per le sue vicende familiari che addolorano tutti noi, ma che di certo non possono essere trasferite su un piano pubblico per annichilire gli interlocutori non schierati dalla sua parte e magari infilare nel mezzo del dibattito parlamentare una legge assurda contro i gagliardetti del Duce. Eppoi la violenza, proprio quella che oggi viene affibbiata alla destra che non è pacifista e non porge l’altra guancia, e di cui si fregiavano gli squadristi anche con autoironia, ma di cui non si è mai parlato se era quella usata dai partigiani su un po’ chiunque: dai vecchi fascisti ai presunti fascisti, agli amici dei fascisti e ai presunti tali, oppure su chiunque stesse sulle palle al gran giurì dei liberatori che tutto volevano tranne che liberarci dal regime dispotico.

Un martellamento perpetuo

Ora, questi sono fatti, e di questi fatti ognuno può formarsi la propria opinione. L’essenziale è non riniziare col martellamento perpetuo sul dovere morale d’amare le gesta dei resistenti, pena la gogna diretta dall’Anpi, dal nuovo Pd e da Giggino Di Maio desideroso di indossare l’abito del buon cittadino impegnato a garantire un frizzante futuro antifascista agli italiani del domani. Anche perché è bene ricordare che a ottobre scorso una folta delegazione di “italiani” è partita per la madre Russia, dove ha commemorato la rivoluzione d’ottobre, la quale non condusse il Paese verso un periodo di florida democrazia. Il tutto senza che questi chiacchieroni si indignassero. E insomma, sul 25 aprile non ci rompete i coglioni.

Lorenzo Zuppini

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  1. Grande errore strategico di Di Maio; si butta a sinistra con una sinistra in crisi.Anche se grossa parte dei 5s sono ex pd,chi era stato deluso dal pd aveva già abbandonato quel partito e quindi altri pronti ad andarsene dal pd, dopo che il m5s ha mostrato di essere come il pd non se ne vedono. Semmai alcuni torneranno a votare il pd dato che il m5s non si è mostrato diverso.Oramai l’m5s promuove anche esso di togliere il diritto dei genitori di decidere se far aggredire il figlio neonato con un sistema immunitario non sviluppato da 10 vaccini o smantellare la sanità pubblica costringendo le aziende a pagare una quota per la sanità a società private dedite al solo profitto o il cambio della legge sul demanio per far svendere a usurai privati tutte le opere d’arte e palazzi pubblici ed anche i fiumi italiani.
    Auguriamoci che i piu’ svegli del m5s oramai capiscano chi hanno di fronte e diventino veri sovranisti contro la conquista e schiavizzazione straniera dell’ Italia.In quel caso è ovvio che non torneranno certo a votare il pd

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