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Milano, 8 ott – Ha fatto molto discutere la decisione unilaterale di Lorenzo Fioramonti di togliere tutti i crocifissi dalle aule scolastiche. Il ministro dell’Istruzione infatti, oltre a proporre la tassazione delle merendine, sembra abbia preso molto a cuore la battaglia laicista e multiculturalista per eccellenza. E proprio in questo contesto si inserisce il gesto simbolico di Max Bastoni, consigliere della Lega al Comune di Milano. Durante la seduta consiliare di ieri pomeriggio, Bastoni ha mostrato a tutta l’aula un crocifisso, per poi appenderlo sulla parete dietro di lui, una volta concluso il suo intervento.

«Per noi è una battaglia culturale»

Il gesto di Bastoni rappresenta una critica esplicita al ministro pentastellato: «Di Fioramonti nessuno si ricorderà – ha detto il leghista – mentre il crocifisso ancora oggi rappresenta la nostra storia e la nostra identità». Spiegando poi il significato della sua protesta: «La nostra posizione è quella di difesa del crocifisso e per questo non lo toglierò per tutta la durata della seduta. La nostra è una battaglia culturale e di difesa di un’identità. Noi crediamo in quello che abbiamo fatto e crediamo che il crocifisso vada difeso». Il crocifisso dorato che ha esposto, continua Bastoni, proviene direttamente dalla Terra Santa: «Mi è stato consegnato da padre Michael, prete siriano. Nel 1988 Natalia Ginzburg diceva che il crocifisso era il simbolo della rivoluzione cristiana che ha cambiato il mondo, portando il concetto di uguaglianza e chiedeva già di non toglierlo».

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La sinistra contro il crocifisso

Di lì sono scattate le rimostranze della maggioranza piddina, a partire dal presidente del Consiglio comunale, Lamberto Bertolé, che ha chiesto a Bastoni di rimuovere il crocifisso: «Confido nel suo consenso per non utilizzare simboli religiosi per scatenare polemiche», ha detto accusando il leghista di strumentalizzazione politica della religione cristiana. Più duro è stato invece Paolo Limonta, eletto nella giunta meneghina in quota Milano Progressista. «Nella mia classe – ha detto – il crocifisso non c’è e non ci sarà mai. La scuola italiana è una scuola laica, io sono ateo e non ho bisogno di simboli religiosi per crescere nel solco del rispetto». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Carlo Monguzzi, consigliere del Pd: «Considero il crocifisso uno dei simboli più nobili della nostra cultura, perché è l’emblema del sacrificio per il resto dell’umanità, ma usarlo come una clava per questioni politiche credo sia vergognoso e chi lo fa, se è cattolico, deve vergognarsi», in quanto, a suo parere, in un’aula pubblica «non dovrebbero esserci simboli, se non quelli delle istituzioni».

Vittoria Fiore

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