Roma, 8 ott – In vista della prossima partita che si disputerà presso lo Stadio Olimpico di Roma, la nazionale di calcio italiana scenderà in campo contro la Grecia vestendo, al posto della classica maglia azzurra, una divisa totalmente rivisitata e di colore verde. Potrebbe sembrare una scelta di rottura con la tradizione, in verità quel verde, in passato, venne vestito soltanto in un’altra occasione dall’Italia: nel dicembre del 1954, durante una storica vittoria per due reti a zero, contro l’Argentina, proprio allo Stadio Olimpico.


Le perplessità di Mancini

Quindi il nuovo kit, oltre a rievocare quello storico trionfo casalingo, tramite i motivi ispirati ai tessuti e all’architettura del Rinascimento, vorrebbe anche esaltare appunto la rinascita di questa attuale nazionale composta anche da giocatori piuttosto giovani (12 calciatori tra quelli in raduno ad oggi a Coverciano hanno dai 25 anni in giù). Celebrazioni a parte, il Ct Roberto Mancini pare non abbia gradito molto il cromatico tuffo nel passato: «Io preferisco l’azzurro… È strano da vedere perché comunque siamo abituati all’azzurro e al bianco, ed io sono abbastanza old fashion sulle maglie». Le parole di mister Mancini, che di primo acchito potrebbero sembrare quelle di uno che vorrebbe rovinare la festa al quale è stato invitato, non sono totalmente sbagliate.

L’ammiccamento al cosmopolitismo

Due fattori in particolare, legati alla nuova divisa, infatti lasciano perplessi. Il primo, forse il più banale e magari trascurabile, è che, con quel verde alquanto scuro e lo stemma d’orato, la nazionale, più che italiana, potrebbe tranquillamente apparire camerunense oppure, addirittura, giamaicana. Da lì scaturirebbe quindi una confusione decisamente agevolata da quello che è poi il secondo fattore di perplessità, ovvero, la campagna pubblicitaria che ha accompagnato il lancio del kit creato da Puma Football.

Le foto che girano sui principali siti internet ufficiali e non solo, ritraggono un gruppo di ragazzi, alcuni di loro provenienti da diverse parti del mondo e che quindi hanno poco a che fare con l’italianità, che indossano sciattamente la maglia verde in pose che non solo non alludono al concetto di nazionale italiana di calcio, ma che sono addirittura lontane dal concetto di sport e di agonismo atletico in generale. Il simpatico gruppo di ragazzi, che presumibilmente dovrebbe avere l’aria di una compagnia di amici diretti allo stadio per tifare la propria squadra, fotografato in stile campagna commerciale per il marchio Benetton, più che altro sembrerebbe diretto ad un rave in uno dei tanti, troppi centri sociali.

Un messaggio anti-identitario

Anche in questa circostanza, è il caso di dirlo, il meticciato cosmopolita finalizzato al consumismo c’ha messo lo zampino. Da una nemmeno troppo attenta analisi della foto si intende che il marcato globale detta le regole e il suo messaggio imperante è che non ci sono confini, non ci sono barriere che possano minimamente arrestare il capitalismo arrembante. L’identità nazionale è cosa di poco conto e tutti gli individui, rappresentati nella foto dei giovani che posano ambigui non solo nell’abbigliamento, devono essere ridotti ad una informe mescolanza di consumatori, schiacciati, decontestualizzati e senza storia. Tutto ciò, purtroppo, in perfetta sintonia con l’attuale maggioranza di governo. Per il momento possiamo augurarci che l’Italia possa battere la Grecia sabato prossimo. Il verde dopotutto è anche il colore della speranza.

Alessandro Boccia

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