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Roma, 22 set – La politica, anche quella elettorale, non è fatta solo di numeri. Se così fosse il centrodestra potrebbe effettivamente cantar vittoria: cinque anni fa governava in cinque regioni e oggi in quindici, la Lega passa da 46 a 70 consiglieri regionali, Fratelli d’Italia cresce ovunque, la coalizione ottiene in media il 49% dei consensi. Ma il dato politico è un altro, ed è connesso con la narrazione che la stessa opposizione fa di questo governo. Un esecutivo legato al “patto della poltrona”, nato solo per non far vincere Salvini, dunque senza uno straccio di consenso popolare, non solo respinge l’attacco in una roccaforte storica come la Toscana, replicando lo schema emiliano romagnolo, e vince largamente lì dove era dato per favorito come in Campania, ma si afferma anche in Puglia pur partendo indietro nei sondaggi.

Il “federalismo virale”

E’ evidente che il dato – oltre che dall’attivismo dei soliti apparati per i quali le regionali sono il pranzo di gala – è caratterizzato dal cosiddetto “federalismo virale”, con l’elettorato che ha premiato quei governatori uscenti che durante il confinamento si sono resi protagonisti, magari con soluzioni emergenziali alternative a quelle nazionali o con toni spesso sopra le righe. A perdere è dunque la strategia del centrodestra a trazione salviniana, che tende sempre a trasformare l’appuntamento regionale in una disputa di carattere nazionale e generale. In questo senso l’unico dato di una certa rilevanza è la vittoria del Pd, che pur senza risalire in modo sostanziale nei consensi può contare su uno zoccolo duro di elettorato fidelizzato e poco volatile, che gli consente non solo di mantenersi al governo, ma anche di cannibalizzare piano piano l’alleato pentastellato.

I 5 Stelle sono stati riassorbiti dalla politica

Sì perché i numeri in politica non sono tutto, soprattutto se come il Pd sei un partito solido e strutturato, ma sono tanto. Fondamentali per un movimento di protesta come i 5 Stelle. E qui i numeri sono impietosi. Nelle sei regioni i grillini non sono mai andati in doppia cifra, nemmeno in Campania, con una media nazionale che oscilla intorno al 6-7%. Per capire le proporzioni del disastro basti pensare che sommando i voti in tutte le regioni i 5 Stelle superano di poco quota 700 mila. Per capirci valgono meno della singola lista Zaia in Veneto, una civica capace di portare a casa 915 mila voti. Storicamente i 5 Stelle sono sempre andati male alle regionali è vero, ma mai erano stati così ininfluenti. Nelle tre regioni vinte dal centrosinistra loro non erano mai in coalizione, nell’unico posto in cui si erano alleati con il Pd, in Liguria, ha vinto largamente il centrodestra.

Insomma il dato appare abbastanza evidente: i 5 Stelle sono stati ormai “riassorbiti” dalla politica. L’abbraccio con il Pd sarà mortale, più di quanto non lo fosse quello con Salvini: i pentastellati non sono nemmeno più l’ago della bilancia. Non hanno un elettorato, non hanno una classe dirigente, un potere reale, una visione da offrire. Una volta terminata questa legislatura non esisteranno più, almeno non in questa forma che abbiamo conosciuto. E l’affermazione del Sì al referendum non è nemmeno una vittoria di Pirro, ma è il simbolo della loro fine. E’ come se fosse un “lascito”, quasi più culturale che politico, il segno dell’imbarbarimento e dell’ulteriore livellamento verso il basso a cui hanno condotto la classe politica. Il Pd gli ha fatto una piccola concessione, in cambio del loro cadavere.

Davide Di Stefano

2 Commenti

  1. Purtroppo, almeno 2/3 dei loro elettori, tornerà a confluire nelle file della sinistra. La realtà è impietosa: la metà di questa nazione è popolata da cerebrolesi che, dogmaticamente, votano sempre e comunque per il verso sbagliato. Finché non esisterà una vera alternativa a questa destra, mal rappresentata dai vari Salvini, Meloni e Berlusconi o chi per lui, mi asterrò dalle votazioni come ho fatto già in questa tornata elettorale, (avrei potuto votare solo per il referendum). Alla fine, come dice il filosofo Fusaro, nelle democrazie occidentali esiste un’alternanza senza alternativa, quindi, comunque voti, l’indirizzo è sempre lo stesso, di conseguenza inutile perdere tempo.

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