Il Primato Nazionale mensile in edicola

Città del Vaticano, 22 set –Quando si vuole essere inclusivi ad ogni costo salta sempre fuori qualcuno – o qualcuna, visto il caso – che vuole essere più inclusivo di te. E’ il destino che sembra punteggiare l’enciclica Fratelli tutti che Papa Francesco firmerà il prossimo 3 ottobre, ad Assisi, dedicata ai duri giorni della pandemia e che dovrebbe essere una esortazione all’amore e alla fraternità globale. A venire in questione è il termine «fratelli», giudicato (da opinioniste, intellettuali, professoresse universitarie, teologhe) non sufficientemente aperto e che non terrebbe conto del genere femminile, vera «spina dorsale della Chiesa».

Insomma, il titolo, con quel riferimento esclusivamente ai «fratelli», ha fatto arricciare il naso alle indispettite «sorelle». Nonostante l’enciclica miri a ricordare la missione unificante del messaggio di Cristo, ricordando il bisogno di ingenerare una fratellanza unificata al di là dei generi maschile-femminile, le donne in questione hanno sollevato una polemica sentendosi discriminate. In realtà il termine va inteso nel senso di «comunanza», come avviene ad esempio nell’Inno di Mameli.

Ad indignarsi per prima è stata la teologa inglese Tina Beattie, puntando il dito contro il «linguaggio non inclusivo» alla quale ha presto fatto eco la protesta di Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa, una associazione della Catholic Women’s Council che opera per il pieno riconoscimento della dignità e dell’uguaglianza tra i sessi nella Chiesa cattolica. «Chissà se qualcuno farà notare al Papa che le donne non possono essere fratelli e che questo linguaggio ci esclude» ha attaccato su Twitter.

In un editoriale apparso sul Tablet, Lizz Dodd ha stigmatizzato la scelta linguistica invocando la rottura con la tradizione – come se Bergoglio non lo stesse già facendo abbastanza: «Papa Francesco potrebbe rompere con la tradizione e chiamare l’enciclica con qualcosa di diverso dalla sua frase di apertura (…) Il fatto che questo titolo sia riuscito a superare il processo di editing mi suggerisce che nessuna donna sia stata consultata o che le donne hanno sollevato preoccupazioni che sono state trascurate». Oppure a nessuna donna interpellata nella fase di editing importava realmente della mancanza di inclusione, chissà. «Sarebbe un gesto verso le donne che sono la spina dorsale della Chiesa da millenni, sebbene esclusa. Significherebbe sentirci dire che il nostro bisogno di sentirci incluse nella casa viene prima dei giochi linguistici. Cambiare titolo sarebbe come se Francesco dicesse: vi vedo».

Agli ululati delle femministe il Vaticano ha risposto glissando e sguinzagliando Vatican News, che attraverso il direttore editoriale Andrea Tornielli ha buttato acqua sul fuoco delle polemiche: «Fraternità e amicizia sociale, i temi indicati nel sottotitolo, indicano ciò che unisce uomini e donne, un affetto che si instaura tra persone che non sono consanguinee e si esprime attraverso atti benevoli, con forme di aiuto e con azioni generose nel momento del bisogno – spiega Tornielli nel suo editoriale –. Un affetto disinteressato verso gli altri esseri umani, a prescindere da ogni differenza e appartenenza. Per questo motivo non sono possibili fraintendimenti o letture parziali del messaggio universale e inclusivo delle parole Fratelli tutti».

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. eppure basta/bastava un semplice asterisco per “mondare” questo temibile termine “macho man” :

    FRATELL*

    con tutte le femministe e centrosocialari del mondo esultanti insieme !

  2. Chissà se le femministe e i femministi (tanto per essere inclusivi) avranno la pretesa di correggere le sacre scritture in tutti i passi in cui si parla di fratelli

Commenta