Roma, 13 nov – Navi Ong sequestrabili e paesi del Sud alleati lasciano intravedere finalmente una reazione del governo italiano sul tema dell’immigrazione. Dopo le difficilissime settimane che abbiamo vissuto, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni delinea in modo più chiaro, ancorché forse un po’ troppo “posato”, una linea dell’esecutivo che, forse, si sta facendo decisamente interessante.

Navi Ong sequestrabili, così sull’immigrazione le nuove azioni del governo

Come riporta Repubblica, le navi Ong potrebbero venire sequestrate molto presto, nell’ottica di un contrasto all’immigrazione del governo che potrebbe rispolverare i decreti sicurezza di Matteo Salvini. Non solo requisizione, ma anche multe fino a un milione di euro. Provvedimenti che durante l’esperimento gialloverde diedero qualche risultato, sebbene limitato. I sequestri, infatti, venivano spesso annullati dall’attività della magistratura (salvo chi, tra i giudici, ha tentato sul serio di perseguire l’illegalità), mentre le multe in qualche caso compensate addirittura dalla fitta rete di donazioni di cui le Ong spesso si fanno scudo (e qui, ancora una volta, ci tocca ricordare lo sciagurato caso di Carola Rackete). In ogni caso, si tratta di provvedimenti che hanno funto indiscutibilmente da deterrente, nel corso del 2018 e del 2019 “salviniani”, a partenze e sbarchi che, in quel periodo, si ridussero come non è mai avvenuto, dal 2011 in poi, ovvero da quando la crisi migratoria clandestina ha iniziato a registrare numeri da capogiro.

Una strada virtuosa?

L’inizio, senza mezzi termini, è stato terrificante. Ma definire i dettagli di una cronaca presente non significa poter prevedere il futuro e i conti, come sempre, si faranno alla fine. Si registra il dato, obiettivamente complicato da digerire, della semi-totalità degli sbarchi avvenuti tra le prime tre navi ong arrivate per “battezzare” il nuovo esecutivo nei giorni scorsi, di cui soltanto una è stata “graziata” per gentile e arrogantissima concessione francese. Le dinamiche attuali, però, stanno diventando più interessanti. La combinazione di due elementi, in particolare, induce a un cauto ottimismo: il primo è che i toni pacati della Meloni pare stiano pagando in sede europea. Non si alza la voce con la Francia, ma al tempo stesso si punta sull’evidenza di un mancato interesse da parte delle altre Nazioni di aderire allo strambo e ben poco intelligente boicottaggio paventato dall’Eliseo. Il secondo elemento è l’asse formato con piccoli Paesi – il cui valore strategico nella fattispecie può diventare piuttosto rilevante – come la Grecia, Malta e Cipro. La dichiarazione congiunta potrebbe condurre lentamente i consessi europei ad avviare un approccio mai tentato prima e ribadito dalla stessa Meloni: fermare le partenze. Che è ben altra cosa rispetto allo storico e finora indiscutibile “dividiamoci gli oneri degli arrivi”. Un principio che l’universo anti-immigrazionista ripete da decenni e che, se dovesse trovare un motivo di applicazione, potrebbe significare una svolta sul serio.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Meloni è semplicemente la grazia ricevuta. Forse non sarà dovuta tutta a San Gennaro, ma Sant’Ambrogio ha fatto la sua parte e Pietro con Paolo ci hanno messo la ciliegina sulla torta.
    Che poi i comunisti la mettano a testa in giù, non ce ne può fregar di meno, ognuno fa quello che la sua cultura gli suggerisce e loro in fatto di cultura sono i meno abbienti (detto nel linguaggio per loro comprensibile “poveri”), sanno fare solo così che ci vuoi fà …

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