Roma, 13 nov – Una notte a più undici, come le vittorie di fila. E’ il gradito regalo che il Napoli si è voluto fare con una quarantina di giorni d’anticipo rispetto al Natale. Senza vertigine alcuna Di Lorenzo e soci guardano dall’alto – con una gara in più – la classifica della Serie A. Dopo quattro mesi ai limiti della perfezione potranno passare l’ultima domenica del pallone italiano osservando con sereno distacco il parapiglia per un posto in Europa. Sotto al vuoto lasciato dai partenopei ci sono sei squadre caoticamente ammassate in quattro punti. Tra le decine di milioni assicurate da una qualificazione in Champions League e la vetrina decisamente più sobria della Conference ci passa in effetti tutta la differenza del mondo.

Un Napoli da dieci e lode

Eviteremo di dire l’ovvio, ossia che gli azzurri hanno in tasca almeno un terzo del vocabolo ora innominabile sotto al Vesuvio. Finora però il rendimento del Napoli è paragonabile a quello delle stratosferiche Juventus delle stagioni 2013/14 (102 punti a fine anno) e 2018/19 – che conobbe la prima sconfitta solo a marzo. Miglior attacco con trentasette reti segnate, oltre al capocannoniere Osimhen, la squadra ha segnato per ben nove volte con i subentrati. Dato non casuale: aggiungendo altre cinque marcature del girone continentale provenienti “dalla panchina”, le statistiche ci dicono che in tal senso nessuno nei principali campionati europei ha finora fatto meglio. “L’addizione delle qualità di ventidue elementi fa un risultato maggiore rispetto a quella di undici”, come a dire che il verbo di Spalletti è stato evidentemente assimilato da tutti i suoi uomini. I quali primeggiano anche nel minutaggio del possesso palla.

Un rullo compressore in trasferta, dove ha già superato Lazio, Milan, Roma e Atalanta. Sfatato il tabù Empoli – bestia nera dell’ultima annata – alla ripresa di gennaio il calendario riserverà subito Inter e Juventus. Se è vero che nelle ultime settimane la squadra ha fisiologicamente perso qualcosa in brillantezza, la truppa partenopea ha dimostrato di saper vincere anche senza Kvaratskhelia, il vero uomo in più.

Milan e Lazio inseguono a distanza

E’ anche qui la differenza tra la convincente continuità del Napoli e il recente appannamento rossonero. Il Milan infatti dipende oltremodo dalle folate di Leao. Tale caratteristica si è palesata sia quando il portoghese è stato fisicamente assente (nella sconfitta contro la stessa capolista) che nei momenti in cui l’ex Lilla non è riuscito ad essere devastante come suo solito. Calate le prestazioni del numero diciassette, la letalità offensiva del Diavolo è precipitata. La compagine rossonera, impegnata alle 18.00 contro la Fiorentina, si è inceppata proprio quando il calendario sembrava darle una mano. Sconfitta nella Torino granata, vittoria casalinga con il fiatone sullo Spezia e pari a reti bianche a domicilio di una coriacea Cremonese. E i campionati, lo sappiamo, si vincono con le piccole.

In coabitazione con i casciavìt a quota trenta punti c’è la Lazio di Maurizio Sarri. Dopo aver perso lo scontro diretto contro il Napoli i biancocelesti – capitolo Salernitana a parte – non hanno praticamente più sbagliato un colpo. I romani eccellono nei dati fisici (distanza media percorsa, totale di corsa e scatto) e fondamentale risulta la figura di Milinkovic-Savic. Trascinatore tecnico, re degli assist, nessuno macina chilometri quanto il serbo. Rimanendo sulle statistiche personali l’ottimo esterno sinistro Zaccagni è invece il giocatore che in tutta la Serie A ha subito il maggior numero di falli. A dimostrazione che i ragazzi capitanati da Immobile in fase offensiva fanno sempre paura. L’allenatore per ora tiene il profilo basso (“in questo momento la classifica vale zero”) ma la sua banda può davvero diventare la mina vagante del campionato. Specialmente se la difesa guidata dalla “sorpresa” Provedel – per nove volte il friulano non ha subito gol – continuerà con l’attuale tenuta stagna.

Juventus, Inter e Roma: quanti problemi

La gara di Torino in programma questa sera sarà sicuramente un bel banco di prova per la Lazio. Che potrebbe essere scavalcata dalla rediviva Juventus. La Vecchia Signora più brutta dell’ultimo quarto di secolo ha infatti inanellato cinque vittorie di fila, con la propria porta chiusa letteralmente a chiave. Fase difensiva come punto di forza (retroguardia meno battuta), sviluppo offensivo – con le sue arcaiche trame di gioco – bocciato. Il palleggio dei bianconeri infatti dimostra lacune marchiane. Allegri è rimandato a gennaio.

Al netto di quel che succederà nello “spareggio Champions” previsto all’ora di pranzo – Inter e Atalanta sono appaiate a ventisette – anche Simone Inzaghi dovrà far tesoro della lunga pausa invernale. I meneghini hanno sofferto decisamente più del dovuto le situazioni di non possesso (già venti le reti subite). Grande con le piccole, piccolo con le grandi, il colosso nerazzurro dai piedi d’argilla ha perso finora tutti gli scontri diretti contro le prime della classe. La sensazione è che più che nella preparazione delle partite il giovane tecnico bauscia difetti nella lettura delle stesse. Tutta da rivedere la gestione – a tratti adolescenziale – delle sostituzioni.

Chiudiamo la nostra analisi con il mare agitato della Roma mourinhana. Ventisei punti e settima posizione (quella valida ai fini della qualificazione in Conference) per i giallorossi, che scontano l’evidente discontinuità. Il derby perso per un’ingenuità ha lasciato strascichi nel morale del gruppo. Battere nel pomeriggio il Torino vorrebbe dire rosicchiare punti sulle concorrenti, guadagnare posizioni e – soprattutto – calmare le acque. La sosta nella capitale arriva nel momento giusto.

Marco Battistini

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